Recensioni

7.2

Il presente come oggetto di indagine sociologica, il futuro come cruento e cinico deus ex-machina pronto a reprimere qualsiasi forma di anticonformismo. I Maverick Persona – duo brindisino composto da Amerigo Verardi e Matteo D’Astore (Deje) – riallacciano il filo del racconto distopico avviato solo pochi mesi fa con l’esordio What Tomorrow?, album che aveva già messo in luce tutte le potenzialità di un progetto difficile da etichettare data la varietà di codici stilistici e linguaggi espressivi utilizzati.

In the name of sgorga dalla stessa fonte ma rafforza la portata del messaggio: una sorta di concept album in cui il protagonista è schiacciato dal peso di trame oniriche asfissianti, flussi di coscienza, riflessioni caustiche e critica chirurgica di una società scissa tra iniquità e profonde contraddizioni. Un presente post-apocalittico in cui il “Maverick” – letteralmente l’anticonformista, gioca il ruolo di tenace oppositore però destinato a soccombere sotto i colpi di un futuro sempre più fumoso e grigio: una critica feroce ai cortocircuiti – anche politici – del contemporaneo inquadrati con una riluttanza che ha connotati di profonda militanza.

C’è dunque una continuità tematica a legare a doppio filo le prime due uscite che però non si riflette nello studio sul ‘suono’ apportato dal duo: In the name of approfondisce e dona maggiore spessore ad un impianto sonoro che fa dell’ibridazione ed eterogeneità il proprio marchio. Come in uno scatto fotografico ricco di dettagli che si svelano solo dopo un’attenta osservazione, il viaggio negli undici brani dell’album porta l’ascoltatore a spasso tra caraibici trip hop (Is It really all over?) e dub psichedelica (Underwolrd Conspiracy), visioni cibernetiche che sfociano in disco(topie) a base di LCD Soundsystem ed echi degli ultimi Arab Strap (Complete the Task), emulsioni elettro-jazz in chiave Flying Lotus (Somewhere we have landed), chiaroscuri post-rock (In the name of) e dialoghi fitti tra etno-prog ed imprevedibile free-jazz (nel trittico Sirashka, Where Are You, Try To Get The Sun). Chiudono il cerchio gli episodi più distesi della scaletta: la sigurossiana Dreaming Laurel Canyon e l’estatica – in quota BlurTurn on the good music, louder!.

I Maverick Persona corrono il rischio di saturare la propria proposta con un sovraccarico di intuizioni e fughe prospettiche, uscendone però vincitori. In the name of è la prova tangibile di un duo sempre più calibrato e pienamente a fuoco, ancora una volta noncurante di logiche e tempistiche di mercato. La buona notizia è che, alla stregua di artisti nostrani del calibro di Daniela Pes, Francesca Bono, Massimo Silverio, C’mon Tigre (ed altri), anche i Maverick Persona stanno ridisegnando la fisionomia di una proposta sonora ‘italiana’ dal tiro internazionale e sempre più nel segno della contaminazione.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette