Recensioni

7.1

Sarà anche il figlio ideale dei vari Cocciante, Baglioni, Gaetano, Dalla e Fossati, il nostro Massaroni Pianoforti (e lo è innegabilmente anche in questo Maddi), ma rimane uno dei cantautori più interessanti e meno allineati tra le “nuove” leve – anche se in realtà siamo già al quinto album da studio. Musicalmente, nel nuovo disco non ci sono troppe sorprese, se non considerate sorprendente un lavoro arrangiato con una sensibilità che fa funzionare nel modo giusto una virtuosa convergenza tra strumentazione elettrica (basso e chitarra) e i più classici violini, pianoforte e sax (Enrico Gabrielli, in San Francesco). La produzione artistica è di Andrea Massaroni e non è cosa di poco conto, tra certi omaggi agli anni settanta della nostra tradizione cantautorale e ottimi grassetti d’archi e pianoforte richiamati nei momenti giusti (L’età del piacersi, Case in costruzione). 

Sta tutta in questa alternanza tra rock e atmosfere crepuscolari la bravura di Massaroni Pianoforti nel dipingere il concept alla base del disco: «MADDI – scrive il musicista – racconta una storia di provincia tra “gesucristo tutt’attaccato” e la sua ragazza, Maddi Elèna detta Maddi, la più bella ragazza del quartiere desiderata da troppi e avuta da nessuno, tanto che le malelingue l’hanno fatta passare per quello che non è mai stata: una puttana». Una versione di «Maria Maddalena 2.0» che diventa il tema centrale di 14 brani capaci di giocare con arpeggi intimi di chitarra acustica (Genova, Se il mio amore è altrove), crescendo evocativi intensissimi (Maddi Elèna), ma anche inaspettate sciccherie coheniane (L’amore del piccolo Geko).

Il resto lo fa la voce di Gianluca Massaroni, un Virgilio dai timbri rochi che qualche anno fa urlava nei citofoni e ora diventa il traghettatore perfetto per quel misto di intensità, vita vissuta ed emozioni che la narrazione prevede. Merito anche di una scrittura musicale che non si vergogna di mettere in mostra una certa complessità armonica pur riuscendo a suonare senza troppi filtri anche ad un orecchio meno attento alla grammatica. I musicisti capaci fanno anche questo.

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