Recensioni

6.5

«Devo scrivere un disco commerciale. Devo scrivere un disco commerciale. Devo scrivere un disco commerciale». A ripetere per ben 13 volte la frase non è Bart Simpson sulla sua lavagna, ma Gianluca Massaroni sulla sua pagina Facebook. Uno sfogo scaturito probabilmente dalla scarsa attenzione che, a differenza del predecessore, Non Date Il Salame Ai Corvi ha attirato il suo nuovo lavoro. In effetti GIU richiede diverse sedute d’ascolto per farsi capire appieno, anche perché va – per l’appunto – giù, in profondità, scavando nella solitudine, scandagliando nella propria fragilità, misurando il proprio romanticismo e la precarietà delle relazioni sentimentali.

Elemento e metafora del disco è la pioggia. Dalle tracce gocciolano rimpianti, grondano ricordi, sgorgano interrogativi. Un temporale contro il quale non può esistere ombrello che tenga, se non quello della musica. Massaroni si rivela scrittore sofisticato nei testi, che si incastrano metricamente ricorrendo spesso a giochi di parole, e nei suoni, assemblati in una composizione minuziosa che non si risparmia di sperimentare. Nell’iniziale Palestra non basta chiamare in causa tutta la nazionale indie (più per generazione che per genere) ad arginare il vecchio mantra dell’autore: «I cantautori mi stracciano i coglioni». E nemmeno serve a granché una distorsione che sembra accesa per rabbia. Ma rispetto al passato le melodie stucchevoli che attraversano questa specie di concept introspettivo si accompagnano più spesso all’elettronica, come nei buoni propositi del singolo La Notte Di San Silvestro e nella melodrammatica L’incontro di un uomo e di una donna.

Tuttavia il “cantautonomo” – come ama definirsi – è nel suo habitat quando alla voce intreccia il pianoforte, rievocando tutta la scuola cantautorale italiana. Del resto il suo nome d’arte viene dalla ditta di famiglia per la quale trasportava e accordava pianoforti. Evidente l’ispirazione di Cocciante, ma ancor di più la paternità di Claudio Baglioni in Lupo Di Mare, in Cosa succede ad un legame quando il nodo si disfà e in Barche Di Carta, che tornano in un attimo a Sabato Pomeriggio e al suo tema centrale: il tempo. A far mandare giù il groppo in gola di certe ballate dense e smielate pensano le chitarre di certe filastrocche da spiaggia. Adelio Adelio, ad esempio, è sorella di Carlo (Il passato è passato), e la boccata d’aria che può essere una bevuta con un buon amico. Così come la dalliana Non Mi Basti Più, Uguale A Me o Filastrocca Del Cattivo Umore, dalla melodia infantile che al posto della chitarra ricorre il piano. Suona invece un po’ prolisso il fotoromanzo di Io Non Ti Ho Capita, ballata rock monocorde di oltre sette minuti, mentre la finale Ok, con piglio battistiano, evoca la voglia di sparire e prendersi tempo per se stessi: «Via da questo eterno temporale/mi ci vorrebbe un’astronave per sparire». Ché si sa, quando fuori continua a piovere, la cosa migliore da fare è mettersi sotto le coperte.

GIU è giusto sequel di Non Date il Salame ai Corvi, meno diretto del predecessore, ma anche più intricato di idee, di storie e di ricercati spunti compositivi. Un’attitudine che non suona pretenziosa né come l’impeto di chi vuole mettersi in gioco. Gianluca Massaroni ha infatti il talento e la spontaneità cantautoriale di chi, scrivendo canzoni leggere, vuole andare Oltre (sempre Baglioni), prediligendo un atteggiamento più sperimentale rispetto all’inseguimento del ritornello facile o della frase ad effetto. Una scelta che può richiedere qualche sacrificio a livello melodico.

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