Recensioni

7.3

Di next big thing è pieno il mondo musicale, specie quello underground. Spesso, forse troppo spesso, le aspettative alte si risolvono in un nulla di fatto, ma per questo quartetto mancuniano, al debutto lungo dopo un paio di EP e un album di improvvisazioni in studio, il chiacchiericcio potrebbe averci preso, e le aspettative, seppur alte, parrebbero quanto meno non essere state disattese. Chi ha visto i Maruja in qualche data live la scorsa estate assicura che Harry Wilkinson (voce e chitarra), Joe Carroll (sax e voce), Matt Buonaccorsi (basso) e Jacob Hayes (batteria) hanno sul palco l’habitat naturale per performance selvagge e belluine, ma con molto altro rispetto alla pura energia.

Il bello di questo debutto Pain To Power, in uscita per la storica metal label Music For Nations, è che ce li mostra capaci di canalizzare quell’energia su disco e, al contempo, di far trasparire le molte anime e le varie dinamiche che sottendono alla loro musica. Jazz-punk-noise con influssi hip-hop (non solo nel cantato, come avviene ad esempio in Trenches o Bloodspot, ma anche nella costruzione dei pezzi) e più di una spolverata di crossover alla maniera dei ’90, per indicare delle generiche coordinate, a cui si aggiungono zero timori nell’adattarsi a quelle che sono vere e proprie suite (dopotutto The Vault era un perfetto esempio di un procedere compositivo che ha nelle fluviali improvvisazioni in studio l’abbrivio ideale), anzi trovandocisi più che a proprio agio (si vedano le lunghe Look Down On Us, Born To Die e Reconcile, mezz’ora in tre) e una capacità direi quasi 2.0 di attingere a orizzonti sonori tra i più diversi.

Ne esce un album testosteronico, ma non di sola muscolarità, ideologicamente più che esposto, musicalmente da pugni in faccia alla maniera del fu hardcore primigenio ma vario, umorale, divagante pur rimanendo totalmente coeso. Zu, Painkiller, il noise rock dei primi anni ’90, i NoMeansNo, robe schizzate e off tipo Terminal Cheesecake o Stretcheads, il nuovo jazz inglese, reminiscenze wave, le cose della Pathological Records, l’hip-hop alla maniera dei Consolidated… se riuscite a immaginare una musica energica e senza steccati che frulli una trentina d’anni abbondanti di traiettorie trasversali e sbilenche toccando tutti i nomi citati (e moltissimi altri ancora), allora Pain To Power è il disco giusto per ripulire le vostre orecchie.

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