Recensioni

7.3

Ci sono dischi che sembrano portali spazio-temporali e dischi che lo sono in tutto e per tutto. Questo secondo caso è quello che ci porta in dote The Lost Demo che, come i più attenti avranno notato, è esattamente ciò che c’era nel demo perduto dagli Zu e registrato in sala prove nel periodo di iato tra la fuoriuscita dall’ultima incarnazione dei Gronge e l’inizio dell’epopea Zu.

In sostanza questa mezz’ora scarsa di musica è la più sincera e reale testimonianza dei primi vagiti di un trio di scalmanati giovani musicisti romani (Jacopo Battaglia, Luca T. Mai e Massimo Pupillo se ci fosse ancora bisogno di scriverne i nomi) che di lì a breve sarebbero diventati non solo punto di riferimento di una intera scena e di un certo tipo di suono (jazzcore anyone?) ma anche una sorta di aggregatore per musicisti tanto diversi quanto avventurosi (serve una lista o bastano Ruins e Mike Patton, Mats Gustafsson e Eugene Chadbourne?).

Questo reperto dal passato fotografa quindi il trio in sala prove negli anni della strutturazione di un suono che sarà così distintivo, i cui prodromi sono pertanto ben evidenti: sia nelle evoluzioni di matrice post-hardcore o da “hardcore evoluto”, come si diceva ai tempi, di un suono insieme muscolare e cerebrale che si pone sulla stessa lunghezza d’onda di band come NoMeansNo, Victims Family o Iceburn Collective, per fare qualche nome trasversale, come nell’iniziale Villa Belmonte, sia nelle forme da prodromico caterpillar jazzcore (vedi alla voce Shin Jin Rui o Cane Maggiore) che ne rappresenterà l’innovativa cifra stilistica che, a sua volta, sarà la chiave di ingresso nel gotha delle musiche avventurose dell’underground mondiale. A margine di queste due modalità espressive, i 7 minuti della suite conclusiva Film Nero: una sorta di psichedelia cosmic-jazz-noir che è un vero e proprio manifesto della weirdness, della capacità di ricerca, delle sfaccettature cinematiche, della ampiezza della tavolozza che il suono Zu andrà stratificando nel corso degli album.

The Lost Demo è la rappresentazione plastica di un cerchio che si chiude e che si era aperto proprio con questa cassetta demo registrata da un trio apparentemente acerbo ed entusiasta quanto in realtà lungimirante e dalle idee veramente chiare.

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