Recensioni

Piccoli Model/Actriz crescono di fronte all’oceano sterminato. I Maquina. sono un trio di Lisbona, lasciano da parte il fado e la malinconia tipica per accendersi e bruciare in fretta scegliendo per la propria musica il noise-rock diretto e senza fronzoli, sulle ascisse, e, sulle ordinate, una dimensione ritmica che lega l’ossessività del motorik del kraut a quella altrettanto robotica ma alienante del dancefloor, esattamente come facevano i succitati americani.
Un incontro eretico, un tempo, placido e piacevole oggi, quello tra mondi distanti come il dancefloor e il rumore, come l’elettronica e il punk. Body Transmission è il terzo album del trio, ancora per Fuzz Club, un’etichetta che significa garanzia per chi ama le chitarre ma declinate in forme eterogenee ed eterodosse.
Se ricordate l’era del dance-punk dei vari Rapture, !!! e Death From Above 1979 e la declinate in dosi esatte verso la ruvidità abrasiva del noise-rock e l’alienazione del cyberpunk, sarete molto vicini al cuore di questo disco. Un’autobahn da percorrere senza freni e soprattutto senza voglia di fermarsi, anzi, con l’inconsapevole attrazione per lo schianto, schegge di rumore bianco che deflagrano da una visione maledetta del David Cronenberg di Crash, la fascinazione dell’uomo-macchina o del metal tecnologico dei Fear Factory calato in una dimensione (ehm) ballabile, ma ballabile come in una discoteca fuori dai bastioni di Orione, i Ministry di Al Jourgensen rimasti incastrati in un loophole tra gli esordi synth-wave e i deliri ossessivi tra teschi e droghe sintetiche della fase matura.
Insomma, credo si sia capito che Body Transmission sia un disco al contempo monolitico e mobile, capace di rimandare a universi anche piuttosto lontani come il kraut, certo metal eterodosso, punk-funk o dance-punk che dir si voglia e lucido nell’intento di tenere tutto coeso e compatto in 40 minuti di pugni in faccia mentre si muove il culo.
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