Recensioni

7.2

Un Bill Orcutt on fire affronta questa prima metà dell’anno con un’accelerazione notevole, come se fino a oggi si fosse volutamente trattenuto: a questo proposito basta farsi un giro sulla sua pagina su Discogs per rendersi conto della monumentalità, non solo quantitativa, della sua produzione. Quindi, dopo averci deliziato con un 7” appena uscito con sua grazia David Yow alla voce in un pezzo col trio Orcutt Shelley Miller, autore di uno dei nostri album preferiti dello scorso anno e dopo aver pubblicato ben due dischi in solo, Music In Continuous Motion per la propria etichetta Palilalia e il vinile Last Days per Fake Estates, il nostro trova il tempo per unirsi alla violoncellista guatemalteca Mabe Fratti per questo Almost Waking.

Sì, chi traffica con questi due artisti sa bene che possono apparire piuttosto distanti come resa musicale, ma come si dice? l’attrazione degli opposti a volte fa miracoli. Ed è esattamente il caso di questo Almost Waking, nato quasi per caso – lo racconta Orcutt stesso: Fratti, un paio di anni prima, aveva inserito un suo album in una lista di fine anno e lui, “without shame or dignity”, la contattò subito tramite l’amico comune Chris Corsano – e sviluppato con convinzione, condivisione e piacere tra i due, è la somma degli opposti.

La chitarra dell’americano, ruvida a volte, spesso se non sempre visionaria ma di una visionarietà tangibile, materiale; il violoncello e soprattutto la voce eterea e soffice della guatemalteca, presente purtroppo in sole due tracce (El inicio es cuestión de suerte e Todo puede ser error), si intersecano e avviluppano con naturalezza disegnando paesaggi sonori, ora quieti e sognanti (l’iniziale title track, un cullante e dolce dialogo tra i due strumenti), ora accesi e vibranti (Forced & Forced & Forced, in cui il dialogo diviene singolar tenzone, in una alternanza a volte ipnotica), ora in continua tensione tra avanguardia e lirismo (Steps Of The Sun) che rende questo lavoro un ideale punto di incontro tra lo sperimentalismo spesso rude, rumoroso, ostativo del chitarrista e le modalità più genericamente art-pop della violoncellista.

La chiosa affidata a A Rural Pen in questo senso credo sia la dimostrazione plastica di quanto appena scritto, tra melodie malinconiche, loop e distorsioni in sottofondo emerge una sensazione a metà tra il bedroom pop dei 90s e la slackerness di tanti protagonisti di quei tempi. Ma quei tempi sono passati, e se Bill Orcutt grossomodo già devastava la propria chitarra, Mabe Fratti non era ancora nata, quindi chi se ne frega dei rimandi al passato se il presente – scusate la ripetizione – ci presenta dischi simili.

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