Recensioni

7

Ha ingranato mr. Liars, a.k.a. Angus Andrew, ormai titolare in solitaria da qualche tempo in qua. Se TFCF e la colonna sonora di 1/1 ci avevano fatto disperare del ritorno ai fasti di un tempo, Titles With The Word Fountain aveva lasciato intendere che forse la china si stava rialzando. Ora The Apple Drop rimescola di nuovo le carte. Sempre responsabile in toto della sigla, Andrew supera la fase del featuring estemporaneo e collabora a pieno titolo, sin dal processo creativo dell’album, con una serie di nomi più o meno noti del circuito musicale americano, come il batterista d’area avant Laurence Pike, il multistrumentista Cameron Deyell e la scrittrice (e moglie di Andrew) Mary Pearson Andrew.

Una full band, in pratica. La musica ne risente? Beh, in qualche misura sì, soprattutto nel lavoro di Pike, probabilmente molto a suo agio con le musiche dei Liars e altrettanto probabilmente pronto a fornirne il miglior supporto ritmico dai tempi di Drums Not Dead. Per il resto, la farina è del sacco del titolare e si sente tutta, nel senso che ci sono tutte le direttrici che in questi due decenni la formazione ha sparso tra album veramente epocali per un certo underground e altri decisamente prescindibili: fate voi la vostra classifica e confrontatela con gli amici, non ce ne saranno due uguali, a dimostrazione delle sfaccettature e della trasversalità dei Liars.

Sia come sia, The Apple Drop è un album buono, ha spunti molto interessanti e senso della prospettiva, ma al tempo stesso è un disco “normale”, trasversale nel senso che alterna ambientazioni e atmosfere molto diverse ma senza quella urgenza bruciante che ne segnava i lavori migliori. Senza quel pizzico di genialità, molto spesso sinonimo di follia, che era parte costituente dei Liars, con una normalizzazione (che sinceramente va avanti da un po’ di dischi) che non fa ovviamente pensare né a velleità commerciali (siamo seri, su), né al disco di transizione, anche perché la carriera dei Liars è tutta una transizione. Con più di una freccia al suo arco – Star Search è Liars-sound at its best, con quella sensazione di perenne minaccia, di evocativa dimensione witchy, quel suo stare sempre sulla soglia tra luce e oscurità, tra paranoia e disagio; Leisure War è una di quelle nenie quasi post-punk sci-fi intrippanti e ossessive; Sekwar è ciò che in Mess veniva tentato e abortito, ovvero una specie di idea horror ebm/idm suonata da alieni in fissa con Carpenter; Big Appetite, la cosa più vicina a una “rock-song” per i Liars per citarne alcune – ma con un senso generale di inoffensività che lascia un po’ di amaro e una sensazione di “riciclaggio”, per quanto creativo e ricombinatorio.

Insomma, siamo al ventennale della band e al decimo disco lungo: non c’è da storicizzarli, perché certi progetti hanno tempi e modalità proprie, sono alieni e spesso alienati. Peccato solo che, novelli Visitors, i Liars da qualche disco in qua stiano mostrando la pelle umana sotto lo strato extraterrestre: The Apple Drop è l’ennesima dimostrazione di questa normalizzazione e del fatto che Andrew è rimasto sì, l’unico bugiardo, ma è un bugiardo molto sincero e libero. Anche di auto-fagocitarsi e auto-riciclarsi in continuazione.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette