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7.1

È diverso quando c’è silenzio. Tricky però è tornato, a sei anni di distanza dal precedente album di studio Fall To Pieces, pubblicato un anno dopo la morte improvvisa della figlia Mina, nonostante nel mezzo siano passati diversi progetti collaborativi, da Theis Thaws assieme al producer Mike Theis al sodalizio con la vocalist Marta, anche per evitare in qualche maniera la luce dei riflettori diretta su se stesso.

Realizzato tra una nuova abitazione in Francia e lo studio personale di Bristol, Different When It’s Silent è diventato a tutti gli effetti il nuovo album di Tricky, il suo quindicesimo, anche grazie all’intervento del nuovo manager di lusso Alan McGee che in queste nuove quattordici tracce, destinate inizialmente all’ennesimo side project, vi ha ritrovato una qualità paragonabile ai tempi dell’esordio Maxinquaye. Quattordici tracce convincenti, percorse da sonorità ruvide ed essenziali che si muovono in notturna fra blues e trip hop, rimescolando parole ancora sospese tra dolore e perdita, sintonizzate su temperature emotive fredde.

La nostalgia delle atmosfere d’antan è riscontrabile sin dall’iniziale, malinconica I Still See Me There, con un richiamo testuale alla Makes Me Wanna Die di Pre-Millennium Tension. In questo brano compare la principale voce-spalla del disco, Mitch Sanders, giovane singer-songwriter dalla timbrica soul anch’egli di Bristol, figlio di amici di amici di Tricky, da sempre attento agli artisti emergenti, nel segno di una forte appartenenza alla comunità locale. Sanders batte coordinate quasi Perfume Genius nell’elettrica e chitarristica I’m Yours, si confronta con il rap di Run Red Rambo nella ritmata Be Still In The Pain, firma la più pop Paris Maybe e si spinge fino al falsetto in Because I Don’t Know («Can you feel my pain? Do you feel the same? Just let me know. Just let me know»).

A rimarcare un approccio rabbioso eppure intimista, capace di confrontarsi tanto con riferimenti alt-rock quanto cantautorali, all’appello è presente anche una cover della Marinade di Dope Lemon, progetto di Angus Stone, con liriche rinnovate e inserimenti di archi, senza farsi mancare per rimescolare ulteriormente le carte persino episodi operistici o funky non strettamente necessari.

Non era mai accaduto che la narrazione fosse affidata praticamente in toto a un interprete maschile, poiché Sanders è appunto presente in ben una dozzina di brani, almeno un paio dei quali potevano magari essere sfoltiti per evitare alla lunga un certo effetto di ripetitività, mentre la succitata Marta, all’anagrafe Marta Złakowska, pone il sigillo nella dolcezza di Out Of Place, struggente con breve semplicità punk, dedicata proprio alla figlia di Adrian Thaws («I’m singing, I sing for my daughter»). È lui stesso a elaborare il senso di tutto: «Sapevo che doveva essere l’ultima traccia. L’unica voce femminile dell’album, ed è l’ultima traccia, e sono io che parlo di mia figlia. È un ottimo modo per concludere l’album. E poi potrò dedicarmi ad altro. Ci saranno sempre testi su mia figlia nelle mie canzoni. Ma non saranno così pesanti. Posso andare avanti».

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