Recensioni

6.8

Un bel cartonato all black, con una cover che sembra riprendere una sorta di costellazione, contiene l’album numero quattro (esclusi tutti i dischi collaborativi con Locrian, Pyramids, Circle e compagnia cantante) per il duo formato dall’ex Isis, Aaron Turner, capoccia anche della Hydra Head, e dalla sodale Faith Coloccia. E quel (simil)cosmo, oscuro e quasi materico nella sua algida distanza, sembra fornire una buona base di partenza per il materiale sonoro del disco, se è vero che l’attacco di By The Light Of My Body è un drone nerissimo e dilatatissimo che sembra proprio trascinare l’ascoltatore giù in un buco nero di desolante vuotezza. Quel drone ritorna spesso, carsicamente, lungo il disco – ad esempio, nella chiosa di 13 Burning Stars o, virato pulviscolo noise-ambientale, nella struttura della prima parte della suite in tre movimenti Domestication Of The Ewe – Part I (Est Ovum) – ma a mantenere le atmosfere sul melanconico spinto, dipingendo anfratti umbratili e movenze notturne, sono in realtà la voce e il piano utilizzati dalla Coloccia, che spostano l’asse di The World Unseen verso lande ethereal e gotiche.

Ne esce un ibrido sonoro che ha dalla sua sia l’esperienza dei due – mai facili alle cadute di stile o al ripetersi nei cliché di genere – sia una coesione di fondo, umorale più che prettamente musicale, che trova la sua spiegazione nell’impostazione “filosofica” del lavoro, incentrato sull’esplorazione del legame tra umano e divino. Qualche passaggio a vuoto (qua e là sembra di avvertire il fantasma di Enya o di certa new age anni Ottanta) non vanifica quello che complessivamente è un buon lavoro.

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