Recensioni

– «Let’s wrap up in italian»
– «Rap in italian?»
Nei letti degli altri, terzo disco in studio di Mahmood, comincia proprio così, con uno dei meme più famosi dell’artista milanese, risalente a ormai sei anni fa.
Erano altri tempi: lo stralcio di registrazione che accompagna l’inizio di NLDA Intro risale a un’intervista rilasciata ad Andy Carlisle di Eurovoxx durante l’Eurovision Song Contest 2019. Facciamo un passo indietro. Siamo a maggio, e solo tre mesi prima l’Italia scopriva un quasi perfetto sconosciuto che, direttamente da Sanremo Giovani, con un modus operandi praticamente identico a quello che ha portato quest’anno alla vittoria Angelina Mango, trionfava al Teatro Ariston con Soldi, beffando il grande favorito Ultimo.
Non fu un successo come gli altri: per la prima volta da tempo immemore nella riviera ligure vinceva l’attualità: un sound urban (confezionato da Dardust e Charlie Charles) con diverse inflessioni arabe (lo stesso Mahmood parlerà di Morocco Pop), derivato in parte anche dall’influenza di Ghali.
Ma la percezione che si aveva di quel Mahmood era decisamente diversa rispetto a quella attuale. Impacciato, tutt’altro che sicuro davanti alle telecamere (come dimostra appunto l’audio citato poc’anzi) vocalmente instabile. Punti di debolezza trasformati in punti di forza, come dimostra la seconda posizione conquistata a Tel Aviv con tanto di significativo apprezzamento del pubblico europeo.
Segue dunque un filotto di successi: prima la hit estiva Barrio, poi la super ballad Rapide, quindi Dorado e altri banger come Inuyasha e Rubini (con Elisa), questi ultimi due contenuti nel secondo capitolo Ghettolimpo. Tutto si consolida poi nel 2022 con la seconda vittoria sanremese insieme a Blanco e la nuova partecipazione all’Eurovision. A questo si aggiunge anche un egregio lavoro in qualità di topliner (c’è lui dietro a tanti successi di Elodie) e una presenza costante in feat estivi e non.
L’artista oggi può considerarsi il vero vincitore morale di Sanremo 2024. Tuta gold, malgrado il piazzamento fuori dalla top 5, è al vertice di piattaforme streaming e radio, fatto non banale in un’epoca in cui i due universi sembrano parlare a un pubblico differente. Merito probabilmente di un glow up vocale, estetico e carismatico che ha portato Alessandro a trasformarsi da ragazzo goffamente adorabile a vero sex symbol e fashion icon.
Nei letti degli altri non segna una particolare evoluzione sonora nel percorso di Mahmood, ma rafforza definitivamente la capacità del nostro di spiccare come unicum nella scena italiana. La formula è sempre quella: ci sono le linee melodiche filo arabeggianti (alcune di queste particolarmente ositiche) e il solito approccio a matrice urban. Ciò che cambia è il taglio: ancora più intimo e personale rispetto al passato. L’album suona quasi come un diario aperto, in cui l’artista racconta con un piglio diretto (ma mai volgare) di relazioni fallite, situazioni complicate, sesso e traumi.
Curioso poi rilevare quanto la mano di Mahmood riesca a plasmare anche i producer più famosi del movimento, costringendoli a percorrere vie differenti. In questo modo l’intervento dei soliti noti (Michelangelo, Davide “d.whale” Simonetta, Francesco Catitti e Dardust tra gli altri) diventa non certamente indimenticabile, ma meno invasivo e più interessante
Nel corso delle dieci tracce (che diventeranno tredici strada facendo) il cantante surfa tra intimismo e fascino elettronico: la già citata NDL Intro (con Slim Soledad) è una tempesta di pulsazioni a trazione baile funk (non a caso collegata senza soluzione di continuità alla hit sanremese). Neve sulle Jordan (con Capo Plaza) si basa su una cellula reaggeton, mentre l’audace Bakugo (riferimento al personaggio dell’anime My Hero Academia) si muove su più ritmiche con una struttura in quattro sezioni (in cui svetta quella centrale, virtuosa ed efficace).
Tuttavia è nei passaggi più introspettivi che il cantante trova una presa maggiore. La title track indaga le difficoltà delle relazioni sentimentali, mentre la nostalgia è al centro del singolo apripista Cocktail d’amore. Il gospel in background accompagna invece Stella cadente, pezzo in cui il nostro parla dell’incendio della sua prima casa acquistata nel 2021, rievocando anche i difficili sentimenti paterni già sciorinati sia in Soldi che in Gioventù bruciata.
La salita melodica presente nell’inciso de Nel tuo mare riassume probabilmente la quadra raggiunta da Mahmood, capace di servirsi di due autori inflazionatissimi come Simonetta e Davide Petrella per un brano che minaccia di aprirsi nella più grande ovvietà, salvo prendere una direzione meno scontata.
Ed è proprio questo che certifica il passo in avanti rispetto a Ghettolimpo, album che come evidenziato da Luca Roncoroni nella nostra recensione, pur presentando episodi interessanti tendeva a rifugiarsi in porti sicuri e iper radiofonici (come appunto Rapide e Inuyasha). Stavolta sembra tutto più sincero e autentico, sempre che i tre brani ancora tenuti nascosti non smentiscano tutto.
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