Recensioni

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Uniscono le forze ma deviano dai territori solitamente trafficati, Luca Sigurtà e Paul Beauchamp. Stavolta a unirli è, come da titolo, l’attrazione per l’hard-boiled, ovvero la narrativa di stampo poliziesco più dura e scura nei suoi risvolti pulp: quella di Chandler, Spillane e Ellroy, per fare qualche nome mainstream. Hardboiled, il disco dei due sperimentatori sonori, è quindi insieme un omaggio alle atmosfere e pure una sorta di colonna sonora per un libro/film mai scritto, ma non è la summa degli addendi in gioco, anzi, sorprende per come i due abbiano abbandonato le proprie poetiche sonore per avviarsi in un percorso nuovo, oscuro e minaccioso com’è giusto che sia, dato che va a fornire una sonorizzazione a un immaginario notturno e violento, ma distante dalle rispettive comfort-zone.

Hardboiled è infatti un lavoro quasi per sottrazione, minimale, a volte al limite della stasi, come avviene in Drop Gun o Pull The Trigger, titolo dal quale uno si aspetterebbe una esplosione noise di quelle spesso trafficate dai due e invece si ritrova sospeso, in una tensione statica, vibrante nel suo essere quasi immobile e che presagisce quanto di peggio. E forse la chiave di lettura ideale per entrare in Hardboiled, al netto delle indicazioni generiche fornite sopra, è proprio l’idea di interregno tra la generazione della violenza e la sua manifestazione; come se i due si fossero interessati a musicare la sospensione tra l’impugnare la pistola e lo sparo, il serrarsi del pugno e il suo colpire il volto del malavitoso di turno, lo slow motion del regista che voglia caricare di tensione la scena girata. Ottimo e, almeno per gli autori, inusuale lavoro, questo pubblicato da Kaczynski Editions, e limitrofo, per atmosfere più che per sonorità in senso stretto, a esperienze come Macelleria Mobile di Mezzanotte.

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