Recensioni

Sposta un passo oltre i suoi paletti musicali, Luca Sigurtà, con questo Warm Glow, nuovo lavoro uscito per la polacca Monotype che segue l’altrettanto ottimo Bliss e qualche split/collaborazione/altri progetti, l’ultima con Panicsville, in un percorso che sembra aver via via lasciato un certo segno nel procedere compositivo dell’artista di Biella (uno su tutti, i Luminance Ratio). Plastiche pose post-rave in copertina – foto opera di Stefano Majno – e un approccio piuttosto diverso rispetto alle glaciali ambientazioni dei lavori precedenti, più vario e verrebbe da dire emotivo, sembrano dimostrare una via di fuga dal pantano di genere o per lo meno una volontà di sperimentare nuovi approcci e nuove lande sonore. Perfetto esempio di musicista mai statico né bloccato nelle sue convinzioni ma invece aperto a se stesso, agli input derivanti da una attività intensa e screziata.
A sottendere tutto l’album è una sorta di suggestione 90s, ma rivista non in asettica chiave revivalistica, quanto come elemento ripensato e rielaborato da Sigurtà con l’occhio e l’orecchio di oggi e la visione del domani. Dall’opener Dim (panorami che sembrano presi di petto da un qualche “isolazionista” remix di temi industrial alla Godflesh del medio periodo) all’utilizzo di voci vere e/o trovate – quella bellissima e bristoliana di Francesca Amati dei Comaneci in una Boundaries pronta a sfilacciarsi in assenze e riverberi o quella “dubbosa” di Sonny Boy Williamson tratta da Movin’ Down The River Rhine e affidata all’etno-dub inacidito e sulfureo di Pleistocene; da una interazione dosata tra una strumentazione mai come ora realisticamente elettronico-acustica (la chitarra dell’amico e collega Gianmaria Aprile un po’ ovunque, il basso di Marco Menegon, il sax di Mattia Rodighiero) a una idea di “crossover” nel senso “etimologico” e primigenio del termine; dalla coerenza di pezzi di malinconica trancedelia synthetica (Blossoms) alla visione personale di una minimal-techno isolazionista e haunted (Moth), tutto in Warm Glow è centellinato e finalizzato ad una visione.
Lavoro vario eppure dotato di una sua riconoscibile linea trasversale, potente nel suo essere minimale e saggiamente conciso, evocativo e realisticamente sperimentale nell’utilizzo di una nuova algebra sonora, Warm Glow è un disco fintamente immoto ma che dimostra la ricerca in atto nella cosmogonia di un Sigurtà in splendida forma e già in studio per coltivare nuovi orizzonti.
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