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Elettronica ossessiva fatta di frammenti più o meno ricomposti, droni opalizzati su distese haunted, passaggi vuoto/pieno che non arrivano mai al parossismo ma si sviluppano sottopelle. Questo, per sommi capi, ciò che troverete in Radio Jamming, il nuovo lavoro targato Lo Dev Alm, sigla dietro cui si cela il torinese Daniele Pagliero, musicista, produttore e titolare della net-label Chew-z e che a vario titolo ha suonato o collaborato (o suona e collabora) con Space Aliens From Outer Space, Larsen, Frammenti, Daniele Brusaschetto, Coypu e (r) solo per nominarne alcuni. Come dire, le più stimolanti esperienze dell’area più o meno sperimentale sabauda. In questo terzo disco lungo le coordinate sonore di cui sopra sono poste al servizio di una idea forte che permea tutto il lavoro, ovvero un indagine su quel “radio jamming” che dà il titolo all’intero album: pratica utilizzata dai regimi totalitari per disturbare le trasmissioni via etere non gradite, viene traslata da Pagliero su un piano di significati più vasto per una riflessione ad ampio spettro su “ogni atto inibitorio ad opera di ogni forma di controllo”.

Come si evince dalle note accompagnatorie del disco, opera di Alessio Bosco, siamo dunque di fronte a una operazione che trasforma il “suono in un atto politico”, disgregandolo e riaggregandolo, sovrapponendolo e riducendolo ai minimi termini, facendolo deflagrare come una bomba così come dilatandolo fino a farlo divenire impalpabile e invisibile come un eversivo in fuga. A supportare l’elettronica e il piano preparato di Pagliero, a “scaldarla”, verrebbe quasi da dire, troviamo il violoncello di Julia Kent e le “illogik electronics” di Andrea Reali: ottimi gli interventi nell’opener Uno Zero Uno Nove Nove, misterica suite elettroacustica ruotante intorno al potenziale complottista delle “number station”, così come in Post Modern Requiem, plumbea e catacombale nel suo essere sospesa in un limbo sonoro e trafitta da escrescenze rumorose/rumoriste, e nella conclusiva, fluviale Untitled Transmissions, ipnotica come una cura Ludovico, ma Pagliero si muove in scioltezza anche e soprattutto da solo, come dimostrano Disengaged But Still Harmful e Jamming Radio Broadcasting, tanto silente e sottotraccia la prima quanto devastantemente noise la seconda.

Radio Jamming è un lavoro impegnativo e di non facile assimilazione, lontano dall’hype di certe posizioni sulla carta molto engagé, ma di sicuro portatore di infinite riflessioni su cui, ipoteticamente, basare nuove indagini “politiche”.

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