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Album numero sette per gli svedesi Little Dragon. L’etichetta è ancora, e per la seconda volta, Ninja Tune e perciò anche blend & beat rimangono quelli cari alla label britannica a partire dall’opener, Amoban, col fischio à la Alessandroni.

Slugs Of Love è il titolo, tradotto “le lumache dell’amore”, perché quella del quartetto è una miscela pop elettronica intinta nei colori del soul come dell’r’n’b e del jazz, con i ritmi qui ovattati lì più incisivi e tattili, il tutto naturalmente suonato, percosso, cantato. Una proposta nata mid-stream e mai cambiata per attitudine e collocamento. E così l’apprezzamento da queste parti, da sempre appeso a una sufficienza anche abbondante ma mai trasformatasi in un voto pieno che ne indicasse un convincimento pieno.

Le frecce nell’arco di Erik Bodin (batteria e percussioni), Fredrik Wallin (basso), Håkan Wirenstarnd (tastiere) e Yukimi Nagano (voce) non sono mai mancate. Come una versione svedese dei Bran Van 3000, o una ancor più improbabile dei Deerhoof, pop a tutto tondo eppur ancora sufficientemente storta da risultare credibile, i Little Dragon sono un progetto colorato e multisfaccettato, morbido piuttosto che patinato, alla bisogna funky. Quel funky un po’ eccentrico e spaziale come lo intenderebbe un Beck (Kenneth).

Tutto bene dunque? Sì e no, nel senso che neanche a sto giro ascoltiamo qualcosa che ti faccia interrompere ciò che fai, che indichi talento o urgenza particolari. Viceversa quelle di Slugs Of Love sono canzoni/unguento perfette se fruite e intese come playlist. Pezzi semplici e avvolgenti, in cui non manca la varietà. Un elegante sottofondo per i nostri “altrimenti extra musicali” fatti di interfacce di lavoro come di svago, di prenotazioni e acquisti. Dietro a queste attività la musica dei Little Dragon si sposa perfettamente, lo fa con garbo e eleganza.

Sono numerosi gli spunti e gli indizi che fanno di questo Slugs Of Love il miglior album dei Little Dragon, o meglio il migliore tra i lavori possibili che gli svedesi potrebbero confezionarci a questo punto della loro carriera (ascoltate Tumbling Dice, ne racchiude tutti i lati positivi). Non basterà a farne un gioiello che ci ricorderemo a lungo, ma questo è forse un invito a veder il bicchiere mezzo pieno piuttosto che il contrario. Peccato infine per Glow, il brano con un impalpabile Damon Albarn che sembrava messo lì per fare la differenza, innescare la catarsi del caso. E che purtroppo non decolla.

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