Recensioni

Giusto il tempo di ritrovare e apprezzare Yukimi nel singolo Wildfire dell'acclamato album di SBTRKT, in un brano che era una via di mezzo tra il grime e i Gorillaz, e ci ritroviamo a parlare un gran bene dei Little Dragon di Göteborg, formazione giunta splendidamente al terzo album con una miscela di (synth)soul elettronico e, in generale, una forbice larghissima di richiami r'n'b.
Rispetto alle modalità del precedente Machine Dreams, e al discorso roots dell'esordio, l'aspetto più convincente della nuova prova è senz'altro l'avvicinamento della formula alle correnti elettroniche inglesi. Vengono aggiunte certe metronomie wave (Please Turn) ma, di fatto, il disco si presta in pieno alle speculazioni del dopo-dubstep e alla ventata uber soul del 2011 (l'opener Ritual Union, tra bassi cadenzati e stepping Uk Bass) .
Feat. come Empire Ants su Plastic Beach (un rifforama synth sci-fiesque '70) rilevano, inoltre, quanto i Dragons siano maturati come arrangiatori e liberato la fantasia: in Ritual Union li vediamo giocare con Kazu Makino / Madonna in tappeti disco mutanti Caribou via Residents (Nightlight), alle prese con sex funk à la Prince (ancora Ritual Union), Liquid Liquid e DFA (Brush The Heat), stepping secchi à la Ramadanman più cinematica assortita (When I Go Out), cineserie varie (Shuffle A Dream, Seconds) e le citate wave prontamente attualizzate (Little Man, Summertearz).
Per l'estate più virtuale che reale che stiamo vivendo, la chiave è naturalmente e dannatamente soul (Wildfire, Ritual Union) e questa è world music nel senso più aggiornato e positivo del termine.
Assieme a SBTRKT, Ritual Union disco del momento.
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