Recensioni

6.8

Inserito perfettamente in una tela del ragno d’elettroniche in combutta soul, Ritual Union nel 2011 aveva riassunto alcuni filoni dell’annata e del cambio decennio con una fresca e ancor di più elegante trama melodica che sapeva inserirsi in molteplici macro discorsi di fruibilità ritmiche e dance senza rimanerne troppo invischiata. In poche parole, aveva rappresentato l’apice di un quartetto dalla breve ma intensa discografia (Machine Dreams e Little Dragon) che in più occasioni aveva mostrato di sapersi – e volersi – declinare in senso intimista (ed essenziale), dando cioé ampio spazio al canto vellutato di Yukimi e riducendo l’arrangiamento ad organico accompagnamento.

Registrato durante l’inverno a Goteborg in un contesto più rilassato e quindi non più nei tour bus come il precedente, Nabuma Rubberband – quarto album del quartetto svedese – approfondisce proprio quest’ultimo aspetto in una tracklist che si sposa maggiormente con le radici jazz di Yukimi e che si rifà, per stessa ammissione del gruppo, anche alle ballad di Janet Jackson e al catalogo più sperimentale di Prince. Dominano le slow jam quindi, ma la band tutta non si limita ad accompagnare e, anche questa volta, pensa in grande. Stabilita la rotta su un soul confidenziale non lontano da Frank Ocean – altra influenza dichiarata – la formazione arricchisce le trame con inserti inediti. Pretty Girls, ad esempio, si avvale della sezione d’archi della Gothenburg Symphony Orchestra, Only One staglia un apreggio elettronico che pare venire dai lavori ambientali di Aphex Twin per poi risolversi in una scura cassa dritta, mentre Mirror, scritta con la collaborazione di Dave dei De La Soul, è un coup de théâtre di tocchi noir quando anche la titletrack apparecchia un ricco parterre di trovate d’antan dalle parti di Amy Winehouse. Altrove, ritroviamo riconoscibili, non banali ma neppure memorabili, numeri synth-danzerecci (Paris), un isolato espisodio melodicamente debole come Underbart e in generale un canzoniere che per capacità e bravura dei Nostri potrebbe tranquillamente venir replicato all’infinito.

Contrariamente a Dev Hynes / Blood Orange, che ha dimostrato nell’ultimo Cupid Deluxe di saper riassumere in una formula perfettamente pop tutta una serie di eroi che sono anche quelli dei Dragon, Nabuma Rubberband scivola troppo spesso in un lussuoso anonimato soul/r’n’b che gli arrangiamenti riescono a equilibrare bene ma non ad invertire completamente di polarità. Yukimi non suona affatto fredda o poco appassionata, semplicemente ciò che dice, anche con fare liricamente più diretto e scoperto, non si traduce in quella memorabilità pop che, sotto sotto, è tutto ciò che quest’album cerca.

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