Recensioni

7.2

La sacra auto-agnizione di LeeScratchPerry come Cristo (con tanto di corona di spine infuocata in un cielo pop abbagliante) sulla copertina di Heavy Rain è assolutamente giustificata se pensiamo a come questo ultra ottantenne santone della musica raggae abbia percorso le mille strade dell’espressione e produzione musicale di un genere che, nelle mani di altri, avrebbe dimostrato solo confini limitati. In questo album che è soprattutto – ma non solo – la versione (altrimenti) dub del precedente Rainford (uscito a maggio 2019), brillantemente prodotto ancora una volta da Adrian Sherwood, Perry si avvale della collaborazione niente meno che di Brian Eno (Makumba Rock è trasfigurata in Here Come The Warm Dreads), Vin Gordon degli Wailers (al trombone), del produttore anglo-italiano nato a Bologna Gaudi, di Doug Wimbish dei Living Color e altri ancora, tra cui il fidato compagno di tour Ivan Lee, per portare avanti la sua personale e sconfinata sperimentazione.

Il groove di ogni singolo brano è sempre azzeccatissimo, solido sulle linee di un basso pulsante ma alto nel volo nelle allucinazioni di ogni altro ingrediente sonoro. Delizioso per esempio il funky dell’armonica su Heavy Rainford. La voce di Perry è il perno dosatissimo di tutto il progetto e interviene da contrappunto sempre discreto e calzante. I due inediti Dreams Come True e Above and Beyond impreziosiscono il già solido progetto, dimostrando che Perry non ha ancora terminato di esprimere le proprie avventurose idee musicali.

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