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7.3

L’ennesimo viaggio dub firmato Lee “Scratch” Perry con effetti più o meno centrati e vocalizzi che inneggiano a divinità e paradisi lisergici? Per fortuna no. L’ex upsetter torna a fare bisboccia – a più di dieci anni dall’ultima collaborazione su The Mighty Upsetter – con l’amico e guru del sound post-reggae (e non solo) britannico Adrian Sherwood e il sodalizio tra i due risulta, per coincidenze astrali, bilanciato alla perfezione. La voce di Perry è tornata a una musicalità naturalissima e senza forzature mentre le ritmiche e gli effetti di Sherwood risultano funzionali al ritmo come non mai, tra echi, riverberi e filtri che si faranno apprezzare dagli amanti del dub più roots-oriented e linee melodiche pop, fruibili all’istante anche da coloro che non bazzicano le sonorità dub giamaicane e affini.

Il connubio esprime la sua massima sintonia in brani come Run Evil Spirit (che ricorda da subito il fantasma di Marley, anche se in realtà il giro è preso dal singolo del ’77 Bionic Rats di Perry, dove si ascoltano inserti di sax suonati da Paul Booth, turnista della band di Steve Winwood), la lenta meditazione afrofuturista African Starship e, in chiusura, la confessione /profezia Autobiography Of The Upsetter. Il resto è comunque di qualità medio alta: ottime le elaborazioni elettroniche di Sherwood sui suoni dei grilli nell’opener Cricket On The Moon (il botto quando entra il basso è da pelle d’oca), il ricordo africano nei suoni di chitarra in levare di Let It Rain e le derive world in estasi On-U di House Of Angels e Makumba Rock.

L’83enne Rainford Hugh Perry (da qui il nome del disco) è tornato più caldo e in forma che mai, ma l’operazione non avrebbe raggiunto questi livelli di eccellenza senza il tocco di Sherwood, che ha colto inoltre l’occasione per omaggiare uno dei pochi leoni e originators del suono reggae tout court. Alzare il livello dei bassi, please.

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