Recensioni

A stretto giro di posta dall’ottimo Hidden Eyes In A Ghost Jungle dello scorso anno, Lay Llamas, il progetto di Nicola Giunta, torna con questo nuovo lavoro che si muove grossomodo sulle stesse coordinate sonore e immaginarie, ovvero una psichedelia cangiante, ipnagogica e onirica ma questa volta evidentemente spostata sul versante dub a tal punto da risultare in una sorta di exotica psichedelica “altra”.
In sostanza, unire Kingston e la Brixton degli anni ’70, culla del dub giamaicano “di importazione”, ma trasporle, più che trasportarle proprio traslarle, verso una dimensione outer-world, creando ponti immaginari tra un passato ben radicato e la visione di un presente alternativo. Forse ci siamo fatti prendere un po’ troppo la mano ma l’ascolto di Time, Islands and Thresholds porta in dote dosi alte di dopamina naturale (ci siamo intesi) e trasporta l’ascoltatore in una dimensione altra in cui abbandonarsi al suono profondo, screziato, sfumato di Nicola Giunta.
Proprio la sfumatura di matrice ipnagogica rende il tutto affascinante, facendo perdere riferimenti e punti saldi e ammantando l’intero album di quel senso di altro-futurismo che rievoca sì, rituali e cerimoniali in spiagge deserte, culti arcaici e leggende ataviche, sviaggioni ad alto tasso psicotropo, ma quali corrispettivi di un viaggio mistico interiore; cosa che fa dell’intero lavoro qualcosa di molto simile alla dimensione onirico-visionaria alla Coleridge di “Kubla Khan”, per capirsi.
Time, Islands and Thresholds è un album del limite, liminale, che trova il suo senso negli interstizi intermedi della coscienza e che apre a nuove visioni a patto di lasciarsi trascinare dal flusso sonoro di Lay Llamas. E che ha almeno un paio di pezzi clamorosi quali sono Disguise You By Animal e la chiosa di I Was Blind (Now Its Over) che probabilmente più di mille parole possono dire di questo ennesimo ottimo lavoro.
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