Recensioni

Space Jungle Mantra cattura la creatura di Nicola Giunta in quel della Roundhouse londinese, nel tour di supporto al celebrato Ostro che la vide aprire per gli altrettanto osannati Goat. Quattro lunghe tracce di quall’afro-funk-psych mutato e mutante, distopico nelle intenzioni e corposissimo nelle risultanze, che ne ha contraddistinto l’operato sin dai primi nastri.
Dilatazioni mantriche da giungla spaziale esattamente come indica il titolo, da cui si esce stravolti e sfatti, tramortiti dall’aria irrespirabile della foresta pluviale (molto simile a quello che dev’essere stato il clima del live di Londra) e storditi dal crescendo circolare delle composizioni della formazione italiana. Di questo procedere stratificato è testimonianza l’opener Overmind/Beyond The Time And The Space, claudicante eppure irresistibile, così come irresistibili sono la trance ritualistica indotta dall’incessante Archaic Revival (etno-psych dal taglio kraut-wave), l’estatica ascesi di Spiritual Expedition/Something Wrong (ambient-isolazionista come potrebbe concepirla l’immaginaria e mitica tribù nigeriana di viaggiatori del tempo che sta alla base del progetto) o la funkettona e ipnotica (We Are You).
A concludere, l’unica traccia non-live del lotto: il remix/ricreazione operato da Silent Panda | Deadly Panda (a.k.a. Luca Giovanardi dei Julie’s Haircut) per The Place Where We Come From Is The Place Where We’re Going To. Un lungo mantra da quasi venti minuti che sembra insieme racchiudere il senso e prospettare vie di fuga per l’intero immaginario, sonoro e meno, dei Lay Llamas.
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