Recensioni

Alla fine, si ritorna sempre lì, nel rione. L’origine del bene e del male, di tutti i sentimenti umani. Una madre dal ventre gonfio che accoglie tutta la miseria e lo splendore della vita. È lì che è ambientata, quasi del tutto, la quarta stagione de L’Amica Geniale, trasposizione dell’ultimo capitolo della tetralogia di Elena Ferrante, Storia della bambina perduta. Trasmessa interamente prima negli Stati Uniti, su HBO, la stagione vede il cast rinnovarsi completamente: gli anni sono passati, del resto, i protagonisti sono diventati adulti e i bambini sono cresciuti. Ad interpretare Elena Greco c’è Alba Rohrwacher, già voce narrante della serie fin dalla prima stagione; nei panni di Lila Cerullo troviamo invece la vera rivelazione di questa serie, l’attrice Irene Maiorino.

Che l’ultimo capitolo della saga di Elena Ferrante sia arrivata così in ritardo rispetto agli States è già di per sé un fatto peculiare. Si fa fatica a comprendere come possa la Rai arrivare così in ritardo su quello che è, di fatto, il miglior prodotto che abbia mai partorito. Premessa: parlare di questa serie da lettrice attenta e appassionata dei libri non è facile. Soprattutto perché di mezzo c’è il fattore emotività, legato all’addio definitivo a questi personaggi così incredibili. Quindi, da amante dell’opera originale, è innegabile che qualcosa è mancato. Troppe cose, a dire il vero. Altri stralci di vita, altre storie. Ma è pur vero che questo è un adattamento, e in quanto tale ha tutto il diritto di svincolarsi dai libri. Amaro in bocca a parte, la stagione riesce a concludere degnamente una serie che ha visto diversi passaggi del testimone alla regia, senza mai tradirne tutto sommato lo spirito originale.

Forse lo stacco maggiore è quello nel personaggio di Lenù, Elena Greco, e la responsabilità di questo passo è tutta nelle mani della sua interprete, Alba Rohrwacher, nata a Firenze e cresciuta in Umbria: il suo dialetto sarà anche “giusto”, ma appare fin troppo “composto”, soprattutto quando nel primo episodio recita accanto un’eccezionale Anna Rita Vivolo nei panni di Imma Greco e il distacco appare evidente. Manca, soprattutto, quel fuoco negli occhi che sapeva trasmettere benissimo la precedente interprete di Lenù, Margherita Mazzucco, perché se è vero che adesso Elena Greco è una donna adulta le sue ossessioni non l’hanno mai lasciata. Qualcosa di lei in questa interpretazione sembra insomma aver lasciato un piccolo vuoto. Piccolo, sì, ma c’è, è palpabile soprattutto per chi nei sentimenti di questa donna ci si è sempre rivista. E a proposito di ossessioni: Fabrizio Gifuni nei panni di Nino Sarratore fa un ottimo lavoro, non solo perché riesce (è scontato dirlo) a calcare perfettamente la dizione di Francesco Serpico, il vecchio Sarratore, ma soprattutto perché riesce a incarnare la perfetta tragedia di un uomo ridicolo, un personaggio scomodo, complicato, che incarna tutte le contraddizioni degli uomini intellettuali sempre in mostra per il dialogo ma mai pronti a mettere se stessi in discussione.

Laura Bispoli, la prima regista donna a dirigere completamente una stagione dell’Amica Geniale e che da sempre racconta le donne (Vergine giurata, Figlia mia, Salve regina), ha fatto però una scelta che funziona: sacrificare il contorno per concentrarsi sul rapporto (di potere, di amicizia, quasi di amore) tra Lila e Lenù. Un rapporto che passa attraverso i corpi, molto più centrali in questa stagione che nelle altre, e attraverso le parole sempre taglienti e, a questo giro, più centellinate ma sempre poetiche di Lila. Non che il contesto sociale e politico manchino: sullo sfondo ci sono la camorra, la politica, i movimenti femministi, ma nel romanzo questi erano molto più presenti.

L’ultimo capitolo dell’Amica Geniale si chiude con un cerchio, esattamente lì da dove la storia era iniziata. Anche qui Bispoli gioca di sottrazione, un’azione necessaria però a evocare il il grande mistero del personaggio di Lila, che poi è anche il mistero di Lenù, perché porta in maniera diretta lo spettatore a chiedersi (se già non lo avesse fatto prima) se Elena Greco sia una narratrice affidabile, se si sia lasciato intorpidire dalle parole e abbia perso di vista la verità. Che poi, quale è la verità? Elena Ferrante non ha mai dato una risposta a questa domanda. Tutti scrivono, tutti parlano, tutti fanno proclami, ma cos’è questo non detto che rimane tra le righe? Per scoprirlo bisogna uscire tra le righe, bisogna smarginarsi, per citare l’autrice. Ecco, la quarta stagione dell’Amica Geniale ci lascia al confine dei margini, che non sono solo quelli del rione di Napoli. Laura Bispoli ci accompagna lì, e poi chiude con le due bambole di quelle bambine cresciute nella miseria e che adesso sono cresciute. Il mistero forse è di casa a Napoli, considerando che in sala in questo periodo in sala c’è Paolo Sorrentino che pure su questo concetto ci gioca e ci stuzzica.

L’Amica Geniale mancherà. Mancheranno le musiche di Max Richter, mancherà il rione, mancherà la sua regia, mancheranno le interpretazioni e pure quelle storie che non siamo riusciti a vedere sullo schermo. Semplicemente, mancheranno Lila e Lenù. Mancherà il racconto vero di una donna. Si spera che il suo esempio dia lo slancio alla televisione pubblica per osare di più: più amiche geniali, meno fiction banali e scontate.

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