Recensioni

24 Postcards In Full Colour è un
esperimento che Richter proporrà dal
vivo a breve: si tratta di una serie di installazioni in cui il pubblico
presente, che avrà precedentemente scaricato sul proprio cellulare le cartoline-mp3 (che non sono altro che suonerie, in barba a chi le credeva esclusivo appannaggio di
speculatori dal gusto irrimediabilmente trash), riceverà dal compositore degli sms, i cui “trilli” creeranno una vera e propria performance. Chi ha detto che le suonerie sono il fanalino di coda della musica? C’è da dire che anche le cartoline, ai tempi in cui ancora se ne mandavano, erano lontane dal
raffigurare i paesaggi di Ansel Adams. L’ intento di Richter è, ad ogni modo, quello di tornare a considerare la musica a prescindere dal medium in cui è contenuta, e di rivalutarne l’ aspetto comunicativo, soprattutto se legato a quello della connettività di suoni e pensieri. Ad ogni suoneria è associata una cartolina (si trova tutto sul sito) come a voler ribadire l’essenza sinestetica che, fino ad oggi, ha percorso tutti i suoi lavori. Musica narrativa, cinematografica, stesa, come un’ ombra, sulla sceneggiatura della vita. Quello che recensiamo è, quindi, l’ “album cut” del progetto, composto da 24 piccoli detriti di overture, che potrebbero diventare suite o semplicemente brillare di luce propria. Le mini-pieces sono state disposte in
maniera casuale, così da poter essere switchate up-down proprio come si farebbe selezionando una suoneria. Le atmosfere, d’ altronde, rimangono quelle a noi
care sin dai tempi dei taccuini blu, con pianoforti algidi e pure caldissimi, e
violini che sembrano sapere chi sei. La brevità delle tracce (la più lunga dura
due minuti e cinquantun secondi) non lascia a eventuali ferite la possibilità
di aprirsi come in passato, ma ogni frame può suggerirci dei luoghi in cui
andare o a cui tornare. E allora Cathodespotrebbe essere la sveglia delle sette di sera, per ricaricarsi velocemente ma
in sintonia con l’ intimità della notte. I
Was Just Thinking quella per la persona che avete amato da (per) sempre e
magari un giorno telefonerà (è un po’ sacrificata, ma ne vale la pena); A Song For H quella
“standard”, per ogni momento della quotidianità, col suo sovrapporsi
di atmosfere simili a foto scattate con una Holga avvolgendo la pellicola per
un quarto alla volta. E così via, ad libitum, scrollando i ricordi e
percorrendo quei nastri grigi che sono le strade preferite da Richter.
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