Recensioni

I La Crus tornano a Milano – dopo il sold-out alla Santeria della scorsa primavera – per una serata speciale nella suggestiva cornice del Castello Sforzesco. In aggiunta a Mauro Ermanno “Joe” Giovanardi, a Cesare Malfatti, ai musicisti che li hanno accompagnati in questo tour (Leziero Rescigno, Marco Carusino e Chiara Castello), al maestro Paolo Milanesi, a rendere l’evento ancora più unico ecco gli ospiti annunciati, ovvero Manuel Agnelli, Stefano “Edda” Rampoldi e Giovanni Ferrario (che giusto tre mesi fa vedevamo nella straordinaria backing band di PJ Harvey a Oporto). Assente purtroppo Rachele Bastreghi, impossibilitata a partecipare a causa del Covid, come spiegato dallo stesso Joe a un pubblico affezionato, composto in gran parte da ammiratori di lunga data che seguono fedelmente i La Crus fin dagli anni ’90 (o almeno questo suggeriva il colpo d’occhio generale se addirittura chi scrive, che li segue dagli esordi, sembrava tra i più giovani presenti – e la cosa non ha mancato di sorprendermi).
Gran parte della scaletta è stata senza duetti, concentrata sui brani dell’ultimo disco Proteggimi da ciò che voglio (recensito su queste pagine da Stefano Solventi), l’album che segna il ritorno del gruppo sulla scena a sedici anni di distanza dall’ultimo memorabile concerto, tenutosi anch’esso a Milano, agli Arcimboldi. Dal vivo, i nuovi brani confermano le qualità già apprezzate su disco: una scrittura in continuità con la poetica La Crus a partire dall’amore dichiarato per la canzone d’autore italiana degli anni ’60 (Pioggia), ma anche temi (e suoni) naturalmente attuali, nell’evocare una moderna leggerezza pensosa – come in Mangia, dormi, lavora, ripeti o La rivoluzione, il cui “intimismo sociale”, per usare un’espressione cara a Giovanardi, tocca corde efficaci sia a livello emotivo che di critica del presente.

Manuel Agnelli ha raggiunto la band sul palco per Come ogni volta, uno dei pezzi più amati dei La Crus, seguito subito dopo da Nera signora, in cui Edda ha interpretato alla lettera il ritornello, ballando in modo tenero (e divertentissimo) in coppia con Joe. È stato un modo per ricordare gli anni avventurosi della Vox Pop, quando i La Crus non esistevano ancora e c’erano i Carnival of Fools e gli Afterhours ancora anglofoni, mentre Edda, che con i Ritmo Tribale cantava già in italiano ai tempi di Bocca chiusa, uno dei momenti più gloriosi del post-hardcore di casa nostra, indicava a tutti la via di una piccola rivoluzione. Tutti gli ospiti sono poi tornati sul palco – e con loro anche il fondamentale terzo La Crus, Alessandro Cremonesi – per Il vino, cover che è da sempre nel repertorio dei milanesi e ne ha definito l’identità non meno dei pezzi originali. È curioso ricordare che una delle primissime apparizioni televisive dei La Crus li ha visti, proprio insieme a Manuel Agnelli, alle prese con una versione molto “Bad Seeds” del brano di Piero Ciampi. Tempo ne è passato, era il 1993, ma stasera torna tutto, anche se sulle atmosfere ombrose vincono naturalmente i cori e l’entusiasmo, sul palco e in platea.

Con i saluti finali al termine del bis, sembrava che la serata si fosse conclusa. Tra i momenti più belli, una toccante Dentro me, eseguita con voce e chitarra, impreziosita dai malinconici ricami della tromba del maestro Milanesi, e Come una nube, in cui si avvertivano tocchi di flamenco nella chitarra di Malfatti. Ma Joe e Cesare sono tornati per un ultimo regalo, L’illogica allegria, delicatissima, solo chitarra e voce (serve altro?). Per la cronaca, l’unico pezzo ripreso da Crocevia insieme a Ricordare.
Il pubblico è uscito felice, e nemmeno la pioggia leggera, durata poco per fortuna, ha rovinato l’atmosfera. Anzi, ha fatto parte della magia della serata. Meglio ancora sarebbe stato se fosse caduta all’inizio del concerto, insieme al brano omonimo Pioggia: un colpo scenografico mica male. Ma possiamo accontentarci tranquillamente di un gruppo che è tornato dopo tanti anni e lo ha fatto nella sua veste migliore.
Foto gallery di Andrea Leone.
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