Recensioni

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Per noi, gente del Mediterraneo, i fiordi e l’aurora boreale custodiscono un fascino recondito che la distanza e la diversità geografica e culturale alimentano, facendoci dimenticare, però, che per gli abitanti di quelle terre il discorso, opportunamente capovolto, è lo stesso nei confronti delle nostre latitudini. Come dire, per ogni Erlend Øye affascinato dalla tradizione canora del Bel Paese c’è un Eirik Glambek Bøe che tracanna cocktail di fronte a un bel tramonto su una calda spiaggia.

Kings Of Convenience torneranno tra non molto con un nuovo album, ma il collega del rossiccio e occhialuto musicista norvegese ha scelto di ingannare l’attesa pubblicando un album a nome KommodeAnalog Dance Music è una malinconica giornata d’estate, il momento in cui abbiamo bisogno di farci cullare dalla malinconia per poi tornare alla baldoria. Addentrandoci nell’esordio solista di Bøe riusciamo a capire che la sua musica, un surrogato di dance e brandelli di chamber pop arricchito da archi, fiati e melodie crepuscolari, non si focalizza sulla nostalgia, ma sulla paura di perdere quella delicata tristezza che ci fa sentire vivi: «I don’t want to be the captain of a sinking ship», come canta lo scandinavo in uno dei dieci brani presenti in tracklist. Si tratta di un album ricco di chiaroscuri; il velluto di Shoes tenta di illuminare la nevrosi della tastiera oscura di Captain Of Your Sinking Ship e la lunga coda strumentale di Lady-Logic gode di un scintillio che alla grigia Agent non è concesso.

Analog Dance Music non è un album impegnativo, per certi versi è persino una scommessa facile da vincere se giochi ricalcando le atmosfere dei King Of Convenience, ma, nonostante ciò, l’esordio di Kommode scivola via con la stessa facilità con la quale i ricordi affollano la nostra mente. Eirik Glambek Bøe ha scritto un delizioso disco ballabile e introverso al tempo stesso, un rifugio, una barca in mezzo al mare che si lascia guidare dalle onde. Non è un caso che sul finire dell’album ci si ritrovi a canticchiare un verso tanto semplice quanto emblematico: «I feel free».

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