Recensioni

“Un album ambient techno che riecheggia paesaggi innevati e malinconie boreali di un’Islanda scenograficamente emozionante ma innegabilmente fredda”: sarebbe facile sbrigare così la pratica Kiasmos, facendo riferimento alla provenienza geografica del duo eponimo. Facile, ma neppure così inesatto, pur coscienti della forza del paratesto.
Il riferimento più diretto è interno, alle premiate colonne sonore e alle altre rarefatte opere di Ólafur Arnalds, la parte “classica” del chiasmo (che è incrocio, non opposizione) con l’“electro geek” Janus Rasmussen (in realtà originario delle isole Fær Øer, componente del gruppo synth pop islandese Bloodgroup): architetture melodiche semplici ma efficaci e funzionali arrangiamenti d’archi, su cui si appoggia una ritmica melliflua (mai oltre i 122 bpm) e attentamente cesellata (grancassa profonda, hi hat pulitissimi – che in Thrown, traccia qui rieditata dalla prima versione del 2012, si tramutano nel suono di un accendino).
Le strutture al pianoforte di Arnalds richiamano la “classica per chi non ascolta musica classica” in cui eccelle Nils Frahm (suo compagno di etichetta in Erased Tapes, e con il quale ha collaborato nel 2012 per l’album Stare); gli arrangiamenti cinematici cercano di seguire la strada di Craig Armstrong. L’innesto techno di Rasmussen non basta per portare sulla pista da ballo, ma la proposta è di innegabile, algida eleganza. L’inizio è incoraggiante, con la stratificazione spaziale dei suoni di Lit e della consequenziale Held da far studiare nelle scuole di sound design; proseguendo nell’ascolto, la piacevolezza di fondo rischia di diventare sottofondo. Chi cerchi innovazione nel settore si rivolga altrove. Jon Hopkins o Pantha Du Prince non abitano qui.
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