Recensioni

6.5

Una settimana per Living Room Songs, due per comporre la colonna sonora di Another Happy Day. A fine dicembre 2010, Olafur Arnalds è in Cina e riceve l’invito del regista Sam Levinson circa la colonna sonora del suo prossimo film, Another Happy Day. Olafur accetta, nonostante i tempi strettissimi, e passa le vacanze di natale, notte e giorno, al lavoro sull’opera.

Va da sé che la scelta si orienta verso un mondo non fatto di canzoni conchiuse, ma di temi che ritornano. Tendenzialmente il pianoforte è meno protagonista, si accontenta in certi casi di un ruolo comprimario, a volte di contrappunto, a volte di punteggiatura emozionale, secondo le tecniche che il ventiquattrenne ha ormai dimostrato di saper dominare con grande dimestichezza. L’ascolto senza la visione mette in scena un film morbido, lento, in bianco-nero, fatto di primissimi piani.

La funzione evocativa dell’immagine è sicuramente un pregio della musica di Olafur. Ma la vera riflessione, qui, alla luce della maggior dilatazione cinematica di Another Happy Day OST, fa riferimento al pubblico di Olafur Arnalds. Le corde toccate sono le stesse della coda lunga del post-rock emozionale, che accende ancora gli animi del target di accesso (in termini di fasce di età) alla musica oltre-rock. Arnalds sappiamo potrà portare gli ultimi post-rockers a sentire le palpitazioni del bel tema di archi di The Wait. Decideranno loro stessi se valutare Arnalds come uno step di un percorso o un punto di arrivo.

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