Recensioni

6.3

Lo scorso autunno, Olafur Arnalds ha composto e pubblicato online sette brani. Il progetto era suggestivo e molto spendibile: in una settimana, un brano al giorno. E si andava dritti al punto: la velocità della composizione era subito classificata come talento, genio, estrema ispirazione. Specie se abbinata al mondo a cui fa riferimento questa musica, convenzionalmente chiamata classica.

L’ascolto rende palesi gli ingranaggi, le tecniche, il metodo. Le sette canzoni di Living Room Songs sono un campionario della musica dell’islandese, con nenie canoniche ma ottimamente arrangiate (Film Credits), inserti di faciloneria post-rock emozionale (Near Light), insomma temi e melodie molto riconoscibili, e quindi accessibili.

È di certo un periodo questo che, per uno che si occupa di musica che la vulgata direbbe “classica”, è importante avere una formula, un concept, che faccia già metà del lavoro. Che attiri per la natura di “esperimento”, più che per l’urgenza espressiva. Eppure, anziché attivare il layer del mestiere, dell’artigianato nella composizione classica, il discorso attorno ad Arnarlds accende la retorica del talento, della capacità di emozionare. A volte addirittura dell’innovazione, più che della stupefacente preparazione di un 24enne. Eppure, sul portato di innovazione di Living Room Songs non giureremmo…

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