Recensioni

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Le incertezze che profumano di sfide. Prendersi rischi per godere a pieno, fallendo o volando, della vita. Ancora un album di personali consapevolezze per Jorja Smith, moderna diva del neo-soul e dell’R&B, ormai generi sulla cresta dell’onda che contaminano il pop. Jorja, inglese, cresciuta nella cittadina di Walsall, nelle West Midlands, domina i suoi lavori con una voce profonda, intensa, versatile. Che diventa il tratto distintivo anche di Fallyng or Flying, album che segue la raccolta di singoli Be Right Back e l’esordio, sorprendente ma anche acerbo, Lost & Found. Ecco ora Jorja, in un nuovo rapporto con sè stessa e con il suo corpo, lontana dai testi dell’adolescenza ascoltati nel primo lavoro, si presenta sempre più sicura con una palette sonora cucita ad hoc per le sue capacità al microfono e con la penna.

“I’ve changed? /There’s only been one thing that I’ve changed /Nothin’ is ever enough/ I don’t have to tell you what I’ve changed, oh-oh, no”, si ascolta nell’opening Try Me. Una produzione che cresce in originalità e trasversalità rispetto a quanto ascoltato nei lavori precedenti: un ritmo reaggeton trattenuto, tribale, sospeso, fragranze afrobeat e smalti hip hop che fanno da contrappunti a un portamento vocale che non teme paragoni con Beyoncé. Con Go Gog Go Jorja punta al botto mainstream. Chitarrina di sfondo, ritmo pop uptempo, un bridge che resta in testa e un ritornello canticchiabile. Tutte caratteristiche che le porteranno le radio a prendere in considerazione un brano furbo ma comunque d’impatto.

E poi c’è Little Things, profumo d’estate nel tappeto tropical house, ritornello pop vincente, resta in testa ma mica facile canticchiarlo così come riesce a Jorja. Che aumenta le ottave in chiusura e lascia tutti attoniti. Jorja è spensierata ma intensa, sempre sincera anche quando fa ballare. Little Things arriva nell’album nella in una versione più morbida che fa da contraltare al remix, più sul versante Uk-house-garage, del mashup con l’iconica Gipsy Woman dei Crystal Waters. Riprese e citazioni che indicano una strada danzereccia che la Nostra vuole aprire ai suoi ascoltatori, escamotage – come abbiamo visto anche per Beyonce – per contaminare a macchia d’olio l’hype e la rotazione radiofonica. Stesso discorso per il duetto con il rapper J Hus in Feelings, un tripudio di hip-hop e soul, velati di malinconia.

Negli altri episodi del disco, Jorja fa quello che le riesce meglio. Greatest Gift è il classico neo-seoul ma impreziosito da acceni funk in una commistione vincente di introspezione e sgargianti colori. Backwards, con un ampio spazio dato a una chitarrina indie-pop, condita da invocazioni orchestrali, rallenta i ritmi, crea un mood in cui lasciar volare le emozioni e le paure. Falling or Flying è il disco più completo, pop e accessibile della cantautrice, impeccabile con la sua voce e diretta nel cogliere i gusti del pubblico. Con un pizzico di furbizia, ma tanta qualità.

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