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Insomma la Blues Explosion è da considerarsi esperienza chiusa, stando alle news che girano e a questo, inatteso a dirla tutta, nuovo album di colui al quale la Blues Explosion faceva anche nominalmente capo. E forse doveva suggerircelo anche il fatto che ad accompagnare Spencer nell’unica manifestazione dai tempi di Freedom Tower – eccettuato That’s It Baby Right Now We Got To Do It Let’s Dance!, un live del 2016 che a questo punto diviene l’epitaffio del trio –, ovvero la sua prova in solo Spencer Sings The Hits, non fossero appunto Judah Bauer e Russell Simins quanto il trio formato da Sam Coomes (ai synth), Michael Sord (alla batteria) e il mitico Bob Bert (alle percussioni “di risulta”) denominatosi The HITmakers. Proprio i tre HITmakers sono ora nobilitati al ruolo di backing band ufficiale anche nella neonata sigla, in quello che quindi è a tutti gli effetti un nuovo inizio, in pratica un esordio per gente, Spencer e Bert in particolar modo, che ha all’attivo una secchiata di dischi, una decina di progetti a testa e un trentennio abbondante di palchi spesso sgarrupati e maleodoranti.
Cosa aspettarsi dunque da Spencer Gets It Lit, viste queste premesse? Esattamente ciò che verrebbe da pensare, ovvero la dissezione e ricomposizione del blues nelle forme più estese in cui si può declinare il termine, a furia di noise, rock, funk, lo-fi, sempre con quel misto di eleganza e ferinità che il buon Spencer ci ha mostrato nell’ultimo trentennio e con l’aggiunta di un quid di follia rumorista molto probabilmente portata in dote da quell’altro furibondo di vecchia data che è Bob Bert. Prendete Death Ray, ad esempio: inizia come una specie di estratto da Orange, quella specie di boogie-rock ossessivo e ripetitivo che era di Bellbottoms, per intenderci, ma poi è tagliata trasversalmente da interventi rumorosi e aperture quasi chromeiane. Oppure il retro-futurismo post-garage dell’iniziale Junk Man, che sembra un pezzo scritto indistintamente 40 anni fa o tra una ventina, per dire della capacità di astrazione della combriccola. Lo stompone sgraziato di Get It Right Now è Blues Explosion fino al midollo e ci si meraviglierebbe del contrario, ma il synth che lo guida rende il tutto straniante e disturbante prima ancora di affondare in territori rock’n’roll all’arma bianca.
Pochi esempi per dire che questo non è il solito disco della BX, perché non è un disco della Blues Explosion, ma è un disco Jon Spencer al 100%, con quel suo gusto insieme piacione e dissacratorio, iconoclasta e modaiolo, sculettante e rumorosissimo con cui, volenti o nolenti, ha segnato l’ultimo trentennio di musiche rumorose. E a quanto pare non s’è stancato affatto di farlo e prosegue dritto (e insieme storto) per la sua strada, perché alla fin fine, Spencer gets it lit da tanto tempo ormai.
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