Recensioni

Esistono i film natalizi ma anche quelli da Thanksgiving. Se Una poltrona per due è un appuntamento fisso nel prime time di Italia 1 la sera della Vigilia, c’è un’altra pellicola che nel titolo (italiano) fa riferimento a qualcosa da dividere a metà, però nel Giorno del Ringraziamento: non un incarico o un ruolo di potere, bensì un tagliando. Un biglietto in due è infatti la commedia principe della festività statunitense novembrina che qui da noi non ha ancora attecch-ino (scusate il calembour) ma che visto quanto oramai accade con Halloween (che oggi festeggiamo come gli americani) magari in futuro, chissà.

Come nel caso della celebre commedia diretta da John Landis (il cui titolo originale era Trading Places) anche con il film di John Hughes del 1987 (certificato PlanesTrains and Automobiles) la distribuzione italiana intervenne pesantemente scegliendo un nome che suggerisse equivoci in serie sull’onda proprio del successo della pellicola di quattro anni prima con protagonisti Eddie Murphy e Dan Aykroyd.

Stavolta i due non erano un bianco e un nero ma un grasso e un magro, scelta che in tema di comicità pagava fin dai tempi di Stanlio & Ollio. Il grasso era il compianto John Candy (morto nel 1994, a 43 anni, per un infarto), il magro Steve Martin. E il biglietto non era una vincita alla lotteria o il ticket per l’ingresso a qualche evento ma l’immagine per descrivere un viaggio condiviso giocoforza – e malvolentieri, perlomeno da parte del personaggio interpretato da Martin – dai due protagonisti che una serie di sciagurati eventi poneva fianco a fianco nel percorso di ritorno a casa per il Ringraziamento: idea elementare ma efficace. L’esilarante odissea tra aerei, treni e automobili non stancava mai e riservava sorprese a getto continuo. Una comicità semplice ma genuina, distante anni luce da certa patinaticità tipica degli 80s.

Messe da parte le simpatiche turbe adolescenziali fino ad allora distintive del suo cinema e culminate nel capolavoro – però tutt’altro che da ridere – The Breakfast Club, Hughes si dedicò al mondo degli adulti dirigendo due giganti della comicità stellestrisce del periodo. Un biglietto in due era il quinto film da lui scritto e diretto, e per ritmo e gag superò i precedenti anche in virtù dell’affiatamento tra i due primattori: composto e quasi british lo stile di Martin, caciarone e importuno quello di Candy. Un biglietto in due era una sorta di road movie lungo il Midwest dove il piazzista Candy/Del Griffith, imbranato ma buono d’animo, diventava suo malgrado l’incubo del pubblicitario Martin/Neal Page, più algido e meno conviviale. Da New York a Chicago via Kansas, Missouri e il resto dell’Illinois, il contrattempo era sempre dietro l’angolo e tra voli cancellati, motel malfamati, convogli che si guastavano, autobus sgangherati e tratti di strada percorsi su utilitarie prese in affitto o su camioncini per il trasporto del bestiame, i due protagonisti condividevano una peripezia dietro l’altra finendo per conoscersi e accettarsi a vicenda, ma finendo anche per scoprire qualcosa in più di se stessi.

Il film fu girato in 85 giorni e uscì il 25 novembre 1987, un mese dopo lo shock del lunedì nero di quella Wall Street nei cui pressi era ambientata la scena iniziale (dove compariva anche Kevin Bacon in un cameo). Era l’America reaganiana ma il film non aveva aneliti propagandistici mascherati né lo si poteva accusare di simpatie neoliberiste come parecchie pellicole coeve, se non per la descrizione della Festa del Ringraziamento come tradizione essenzialmente consumistica: c’era di peggio all’epoca.

In generale molti film USA hanno perlomeno qualche sequenza che si tiene nel Thanksgiving. Tra le più celebri: quella di Rocky in cui Paulie per stimolare la sorella Adriana a uscire con lo Stallone Italiano getta il volatile appena cucinato fuori dalla finestra. Ma c’è chi ha fatto di più: Woody Allen, per esempio, scadenzò l’impianto narrativo circolare di Hannah e le sue sorelle proprio su più celebrazioni della medesima festa; e ancora, in Scent of a Woman (remake di Profumo di donna con Vittorio Gassman del 1974) il non vedente e aspirante suicida Al Pacino/Frank Slade sceglieva proprio il weekend del Ringraziamento per farsi accompagnare da uno studente del New England in quello che nelle intenzioni iniziali doveva essere il suo ultimo viaggio.

Anche la colonna sonora di Un biglietto in due era indice di una ricercatezza per certi verso poco in linea con l’afflato unicamente commerciale di molte produzioni del periodo. E se la versione fatta dai Blue Room di Everytime You Go Away, brano portato al successo da Paul Young nel 1985, era il passaggio più noto del lotto, nella varia e azzeccata soundtrack figuravano – tra le altre – un’irresistibile cover synth/pop del brano rock ‘n’roll Red River Rock ad opera dei Silicon Teens, una della country song Back in Baby’s Arms (resa celebre da Patsy Cline) ad opera di Emmylou Harris e Mess Around di Ray Charles, la cui esecuzione veniva mimata nel film da un Candy da scompisciarsi dalle risate.

L’attore canadese e il regista del Michigan (morto anche lui, dodici anni fa) torneranno a lavorare insieme sul set di Io e zio Buck, il film del 1989 in cui figurò in uno dei suoi primi ruoli importanti quel Macaulay Culkin che un anno dopo reciterà in un’altra famosissima pellicola scritta (ma non diretta) da Hughes: Mamma ho perso l’aereo. Peraltro, nel film sul bambino che restava a casa da solo per le feste di Natale, Candy aveva la parte del leader di un bizzarro gruppo di musicisti che si offriva di dare un passaggio in furgone alla mamma di Kevin fino a Chicago in una sequenza on the road che richiamava proprio il film oggetto di queste righe.

Chicago, appunto. Pur trattandosi di produzioni multinazionali dal respiro globale, i film di Hughes avevano in verità un carattere spiccatamente local. Quasi tutti erano ambientati nella capitale dell’Illinois o comunque la avevano come meta dei protagonisti. Era stato così per Sixteen Candles – Un compleanno da ricordare, La donna esplosiva, il succitato The Breakfast Club e soprattutto Una pazza giornata di vacanza, sorta di elegia giovanile alla metropoli affacciata sul secondo più grande tra i Grandi Laghi. Un cinema glocal diciamo allora, i Bulls che marchiano il territorio. Le opere di Hughes svelavano amore per la propria terra e in più facevano ridere ma anche riflettere, seppur senza eccedere. Un biglietto in due finiva anzi quasi per commuovere. Alla fine, Neal e Del facevano amicizia e il lieto fine era rappresentato dalla solita allegra tavolata americana dove il protagonista era il povero tacchino inzeppato, lui però mica felice di fare quella fine.

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