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7.5

Poco più di un anno fa, per l’esattezza il 30 aprile 2020, Tony Allen ha lasciato questa terra e sarebbe sciocco fare finta che questa circostanza non pesi nell’ascoltare l’ultimo disco firmato da Joan Wasser, in compagnia anche del leader degli Invisible Dave Okumu. Per inquadrare Tony Allen e il suo ruolo nella musica basterebbe ricordare che negli anni Settanta è stato la batteria di Africa ’70, la band di Fela Kuti: senza Allen l’Afrobeat non sarebbe mai esistito. O almeno sarebbe stato una cosa completamente diversa da quella che abbiamo conosciuto e che rimane alla storia attraverso qualche decina di dischi, alcuni dei quali fondamentali pilastri del secondo Novecento.

Alcuni lo ricordano anche per la sua presenza in quella bizzarra (super)band The Good, the Bad & the Queen, assieme a Paul Simonon (Clash), Simon Tong (The Verve) e Damon Albarn. È proprio quest’ultimo, grande estimatore della musica africana, che presenta Allen e Wasser nel 2019 e qualcosa scatta praticamente subito. Un’intesa che passa attraverso una passione comune, Nina Simone, ma che si allarga presto alla voglia di non limitarsi a una singola cover e di creare qualcosa insieme.

Le session, basate sull’improvvisazione, si tengono a Londra nel novembre del 2019 assieme a Okumu, amico di Wasser. Il risultato è materiale che rimane nel cassetto durante l’inverno scorso, fatto più per piacere personale che con l’obiettivo di pubblicare. Solo più tardi è nata l’idea del disco, scaturita da una nuova, diversa urgenza comunicativa di Wasser stessa. È l’ingresso dell’attualità e della politica di oggi, lontana dai partiti e attraversata da crisi climatiche e sanitarie, che porta al singolo Take me to your leader, ispirato dalla prima ministra neozelandese Jacinda Ardern e dal suo 2020 non proprio semplice. Il brano, nervoso ed energico, non è per forza la cifra del resto del materiale. I ritmi sono mediamente rilassati, caratterizzati da un pulsare vitale che basso e batteria combinano su metriche diverse, senza mai limitarsi a dare direzioni ritmiche, ma caratterizzando proprio l’atmosfera attraverso una timbrica e uno stile mutevole ma sempre coerente.

Ne è un esempio perfetto la lunga (quasi 12 minuti) opener The Barbarian, con il suo incedere viscosamente fluido, come di una psichedelica danza mandata a metà della sua velocità. Il tocco speciale di Allen è omaggiato esplicitamente in Geometry of You, un brano che parla di sensualità e matematica, due anime ben presenti in tutta la musica di Allen. Get My Bearings è un brano che ricorda i primi dischi di Joan As Police Woman, ma con Allen che aggiunge profondità con le sue pelli e il duetto con Okumu che impreziosisce la già notevole carica di soulfullness. Perfect Shade Of Blue, probabilmente il brano più black del disco, è basato su fiati e chitarra irrequieti, sostenuti dalla tastiera della Wasser che lega sull’incedere sincopato del basso e della batteria. Ma non mancano gli interventi più da chamber (soul)rock come Dinner Date o qualche istrionismo vocale (Masquerader) a segnalare un disco di larghe, larghissime ispirazioni, diversissimi background che si fondono in modo non scontato in queste session.

Da una parte non possiamo, come abbiamo accennato in apertura, non sottolineare come Tony Allen trasformasse in qualcosa di meraviglioso quasi tutto quello che toccava, dall’altra parte bisogna registrare un contributo misurato ma fondamentale di Okumu, che non strafà mai, ma si sente eccome. Complimenti a Wasser per aver messo insieme tutto questo, amalgamandolo con la sua idea di musica.

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