Recensioni

Con un disco nuovo praticamente in tasca (con Phil Carney dei Red House, dal titolo Mark Kozelek & Desertshore), Mark Kozelek (passato e presente di lusso fra Red House Painters e Sun Kil Moon) torna all’attacco, questa volta con l’album più strano della sua carriera. Abbandonata la sei corde e l’ansia compositiva degli arrangiamenti, infatti, il lavoro armonico e musicale è tutto affidato a Mr. Jimmy Lavalle, che nel tempo ha lasciato un solco inossidabile nel post-rock cantautorale con i suoi The Album Leaf. Dato il sodalizio non c’è da meravigliarsi se le caratteristiche da grande maestro e tessitore di storie (fra i migliori della sua generazione), spicchino forse sostenute meno dall’apparato orchestrale, ma comunque strazianti e coinvolgenti. Perils From The Sea è l’album in cui la voce di Kozelek, sempre più rauca e monocorde, tocca le trame dell’anima più recondite, lasciando aure d’incanto nelle drum machine e nelle tastiere di Lavalle.
Ottanta minuti di leggeri e soavi arrangiamenti minimali, in cui i raddoppiamenti vocali di Kozelek la fanno da padrona, già a partire dall’anthem What Happened To My Brother, apripista spiazzante per chi era abituato allo stile arpeggiato e potenzialmente infinito del cantastorie di San Diego. La particolarità più attesa e interessante del disco sta nella maturazione stilistica delle liriche di Kozelek. Se ancora un po’ posticce e ingarbugliate ci potevano sembrare quelle dell’ultimo di Sun Kil Moon, in Perils From The Sea Kozelek si distacca leggermente dal retrogusto filosofico e sentenziante per ritrovarlo calato nella quotidianità. Una quotidianità rappresentata, ad esempio, dal clandestino messicano incaricato di ristrutturargli casa, ma rimpatriato anzitempo a causa della sua irregolarità (Gustavo); oppure dalla storia faticosa ma lucida del divorzio della sorella in Ceiling Gazing. E ancora: ricordi d’infanzia, paesaggi mozzafiato di San Francisco e scali internazionali (Baby In Death…).
Piccoli e deliziosi frammenti, in un mare di pericolosità, come recita il titolo, restano gli episodi dove compare una chitarra (tra l’altro, non accreditata a Mark, ma a Peter Broderick). Here Come More Perils From The Sea, ipnotica e travolgente, ma soprattutto Caroline, dove Kozelek – come se ce ne fosse bisogno – smentisce chi l’ha sempre accusato di monotonia vocale, sfoderando il ricordo più lucido dei migliori dischi dei Red House Painters. Chiude il disco Somehow The Wonder Of Life Prevails, vera summa filosofica del pensiero di Kozelek, racchiuso nella bellezza di un viso di una fanciulla, che gli dà conforto anche nel momento del dolore, del lutto, del commiato. Rimanendo ancorato a una filosofia quotidiana e intessendo nelle tracce del recording una profondità che solo un maestro navigato come lui sa concepire, Kozelek firma un disco bellissimo, a prova di palpitazioni.
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