Recensioni

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Admiral Fell Promises è il quarto album da quando nel 2003 Mark Kozelek adottò l’alter ego Sun Kil Moon, e come gli altri porta con sé la stimmate della malinconia. La novità, a questo giro, è che il Nostro è in solitudine davanti a un microfono con in braccio una chitarra spagnola, corde di nylon che accarezza con notevole padronanza. Lì il senso di un lavoro che nella calligrafia non mostra viceversa evoluzioni di sorta: sempre tenue l’esposizione, in scia a Nick Drake o – dati anagrafe e passaporto – al Mark Eitzel meno tormentato; ancora intatte talune lungaggini strumentali nelle quali Kozelek si è sempre crogiolato.

E’ del resto uno cui piace il rock anni ’70 e non ne ha mai fatto mistero, come dimostravano in passato le cover di AC/DC o la partecipazione al film Almost Famous. Stavolta, in coda e nel cuore delle sue pigre e sognanti ballate (su tutte la latineggiante Sam Wong Hotel e il romanticismo delicato però teso di You Are My Sun, una magistrale The Leaning Tree declinata tra anse e pieghe emotive e il cantilenare in scia a Kristin Hersh perChurch Of The Pines) non vi sono impennate d’elettrica ma cristallini, sovente flamencati arazzi.

Che talvolta si impicciano in questioni di scrittura – buona benché distante dal sensazionale Ghosts Of The Great Highway – e zavorrano le belle Australian Winter e Alesund. Peccato veniale, dal momento che altrove il divagare strumentale si integra alla composizione e riporta la grazia naturale tipica del personaggio. La prossima volta, però, gradiremmo più concisione: sappiamo che Mark sia un “manico”, tuttavia a noi è l’autore a interessare.

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