Recensioni

Fin dall’uscita del suo album di debutto Pull My Hair Back, Jessy Lanza è solidamente identificata con il roster della label britannica Hyperdub. Una affiliazione che sembra quasi stridere con la natura altamente concettuale, e in qualche occasione decisamente intelletualoide, del marchio fondato dal produttore e dj Kode9. Sì, perche il repertorio della musicista canadese non potrebbe esserne più distante. Uno stile il suo fortemente radicato nel soul, nell’R&B ed il synth-pop degli 80s e 90s; e al contrario di molti pretenziosi sedicenti discendenti di quel lignaggio musicale, la Lanza non sacrifica nulla del potenziale di quell’immortale repertorio essendo più che qualificata a creare di suo piccoli capolavori di orecchiabilità ed immediatezza pop.
In questo senso il suo nuovo album, Love Hallucination il titolo, la vede esplorare, ancora più in profondità, tematiche ricorrenti nel genere in questione, o per usare le sue stesse parole: “Love Hallucination è stato composto intorno all’idea dell’essere accecati dall’amore, ma sicuri di sé a tal punto dal essere anche consci dell’importanza che ha il proprio istinto”.
Anche dal punto di vista musicale e produttivo, la Lanza ha ben pensato di andare ambiziosamente oltre la propria “comfort zone”. Il numero di produttori che le hanno fornito assistenza è un po’ la conferma di questo. Oltre al collaboratore fisso Jeremy Greenspan dei Junior Boys troviamo anche Jacques Green, il britannico Pearson Sound ed il tedesco Tensnake. Tutto questo impegno produttivo ha dato i suoi frutti ed è solo servito a sottolineare la bontà delle composizioni uscite dalla sua penna.
La tracklist alterna intimistiche e sognanti fantasticherie quali Big Pink Rose, Drive e Double Time a irresistibili momenti dance come le iniziali Don’t Leave Me Now, Midnight Ontario ad altri, più ritmicamente misurati, ma non meno accattivanti come Limbo, Casino Niagara e Marathon, sensuali ed ideali hit per le radio di una realtà parallela alla nostra, in un mondo dove il buon gusto e la qualità artigianale della musica di successo non sono state sacrificate ma anzi, hanno ancora un grande valore.
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