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7.3

Jay Glass Dubs, alias del greco Dimitris Papadatos, è uno dei progetti musicali più interessanti in circolazione. Attraverso una lunga serie di album e singoli pubblicati su etichette indipendenti (fra cui Berceuse Heroique e Bokeh Versions), porta avanti con rigore e creatività un’opera di riscrittura sonico-geografica del dub, applicandone con idiosincrasia le tecniche ma evitando manierismi di sorta. Il suo ultimo album, You Would Love Me Now, è anche l’occasione per lanciare la propria etichetta Extended Techniques.

Si tratta di un album collaborativo, con un nutrito parterre di ospiti che arricchisce ogni traccia ad eccezione della title-track, rendendo così ancora più vibranti le produzioni del Nostro. Laddove molti artisti elettronici contemporanei sono impegnati in lavori di decostruzione di generi consolidati, Jay Glass Dubs piuttosto porta avanti da un decennio una certosina operazione che potremmo chiamare di recostruzionismo, o di rovesciamento, del genere giamaicano di cui porta il nome. Papadatos non agisce per sottrazione e rarefazione, quanto per propagazione centrifuga verso lande musicali apparentemente distanti ma prone a farsi contagiare floridamente dal virus dub. E dunque, come già ascoltato negli album precedenti (Epitaph, 2019 e Soma, 2020), il suono che vien fuori è una miscela in cui all’elemento base di derivazione giamaicana si aggiungono scarne cadenze trip hop e suggestive atmosfere dreamy. Laddove il primo emanava sentori di ganja e il dream pop di marca 4AD evocava scenari neogotici, You Would Love Me Now suona come la soundtrack di qualche culto misterico di una Grecia al di fuori del tempo.

Le voci che si alternano al microfono sono l’ingrediente vincente, dallo spoken word esistenziale di Louis Onuorah Chude-Sokei (accademico e teorico di cultura afroamericana) nell’iniziale Innocent Again, passando per il trip-hop lynchano di Narcissus (con Spivak) e le contaminazioni drill di Djiami (feat. x ypno), vi è una malinconia dolceamara che attraversa l’intero album, a partire dal titolo e dal cuore rosato che troneggia in copertina. Malinconia che tocca l’apice nella sezione centrale, con le ballad elettroniche su cui svettano i vocal di Marcella (il para-r&b di Procrustean Table, e le atmosfere più dilatate di Waltz) e Richard Youngs (Goodbye Forbidden Hell). In chiusura figura pure Christina Vantzou, che rende ancora più eterea e sfuggente l’ambient dub di Wild Terrier.

You Would Love Me Now gioca stratificando sottilmente strumenti, voci e generi, per quelle che non sono ‘solo’ tracce, ma delle vere e proprie canzoni. Se i Massive Attack di Mezzanine avessero registrato un album con i Cocteau Twins nella Black Ark del buon Lee Scratch Perry, il risultato, ci piace pensare, avrebbe potuto suonare simile a questo ottimo album.

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