Recensioni

È inutile, non ci siamo più abituati. La gigantesca scritta luminosa “CONCERTO” campeggia, appesa agli alberi altissimi del Parco Massari, sopra le teste di chi c’è. Ed è molto difficile non emozionarsi almeno un po’. Fa anche un certo effetto vedere, nella spianata davanti al palco, tante forme geometriche segnare tracciati ben delimitati sulla superficie del prato. Ognuno ha diritto al proprio spazio di un metro per un metro, che aumenta se si è in di più e se si è congiunti. Ormai ci siamo dimenticati di come sia veramente. Poco male, ci accontentiamo. Questa sera si fa un piccolo passo in più verso la normalità.
Ferrara Sotto le Stelle è una certezza. Da ormai più di vent’anni la rassegna porta nella città delle biciclette, di Cosmè Tura e di Ariosto il meglio della scena musicale internazionale. A causa degli eventi avversi legati all’emergenza Covid-19, quest’anno ci si è dovuti concentrare su una lineup decisamente nostrana. Questa sera, fresco tra l’altro di una candidatura in finale al Premio Tenco per il brano Novembre, sul palco ad inaugurare il tutto c’è Iosonouncane. Si tratta della prima volta live di IRA, l’ultima opera di Jacopo Incani che, in questa versione puramente elettronica, acquista una luce inedita, che in una certa misura appiana, risolve e decifra gli intricati sentieri dell’opera originale. Ci siamo resi conto immediatamente, sin dal primissimo ascolto, di come si tratti in realtà di un disco nato per essere suonato dal vivo, di come la sua musica sia stata composta per essere fruita lentamente, quasi meditandola. La genesi stessa del lavoro è frutto di lunghissime live session e delle improvvisazioni in solitaria di Jacopo. Mentre lo si ascolta tutto appare intrecciato, sovrapposto, uniforme, come in una linea del tempo immaginaria, eppure ogni cosa scorre con una linearità che commuove.
Impossibile a tratti – se non grazie agli applausi che spezzano – distinguere la separazione delle tracce. IRA «è un disco declinabile dal vivo in maniere molto differenti fra loro». Sul palco troviamo un trio formato da Iacopo (voce, elettronica, campionatori e synth), Bruno Germano (campionatori e synth) e Amedeo Perri (campionatori e synth), un’anteprima di ciò che ci attende il prossimo anno dove a salire onstage ci saranno tutti e sette i musicisti che hanno partecipato alla sua realizzazione: Mariagiulia Degli Amori, Serena Locci, Simona Norato, Simone Cavina, Francesco Bolognini, Amedeo Perri. L’idea iniziale di Incani era infatti quella di portare a Teatro la fedele e intera esecuzione dell’album, presentando l’opera in prima battuta dal vivo e solo in seguito rendendola disponibile nella sua versione registrata.
Conosciamo ormai bene l’attitudine con la quale Iosonouncane porta avanti il suo discorso artistico, la sua voglia di affrancarsi dagli schemi del music business, di ritornare alla musica e solo a quella, il cercare di superarsi ogni volta anche a costo di esagerare, di non reggere le aspettative. Tutti aspetti sono ben connotati dal live, a cominciare dal livello qualitativo della performance in cui il lato più tribale ed elettronico di IRA viene esaltato a dovere, aggrovigliando magari due episodi scelti dal precedente DIE oppure degli inediti, due tracce improvvisate che durante questa tournée potrebbero acquistare una forma registrabile.
Siamo lontani anni luce da Stormi e dalla parte più orecchiabile dell’opera di Incani, la cui timidezza silenziosa fa capolino soltanto a metà concerto, un saluto appena accennato, un silenzio che si allunga nei riverberi della loop station alla fine del live. Bentornato Jacopo.
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