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Il concerto che non ti aspetti ma in fondo, a pensarci bene, te lo puoi anche aspettare. “Non ha suonato canzoni rock, erano tutte canzoni d’amore” è la frase che ho sentito dire da un signore attempato, moglie al fianco, mentre mi avviavo alla macchina alla fine del concerto, ed è il perfetto riassunto di quello che Francesco De Gregori ha fatto in due ore di concerto a Villa Torlonia (San Mauro Pascoli, FC) nell’ambito della rassegna Acieloaperto martedì scorso.
Un sold out gradito dal cantautore che parla poco e regala grandi soddisfazioni a un pubblico eterogeneo, molto composto e a tratti immobile… complice, forse, il caldo di questo agosto ma forse anche una scaletta che non lascia scampo all’anima, in un crescendo di romanticismo old style. Una grande lezione di cantautorato, che mantiene intatta la sua bellezza e che con la scrittura dei giovani artisti italiani di oggi ha poco a che vedere. Perché i tempi, ovviamente, sono cambiati. Un live in bilico tra la crudele dolcezza delle melodie degregoriane e parole testi che arrivano dritti al cuore: De Gregori all’età di 67 anni si presenta imbracciando una chitarra, occhiali scuri, vestito anonimo, e se la cava facilmente perché le cartucce che ha da sparare non si contano. Molta attesa tra un brano e l’altro: quale canzone farà adesso?
Il concerto scivola via con estrema leggerezza. Magari non tutti conoscono canzoni come Il cuoco di Salò, Cose, Buenos Aires, Raggio di sole, Gambadilegno a Parigi; sicuramente quasi tutti sanno a memoria La donna cannone, La leva calcistica del 68, Titanic, Generale, Buonanotte fiorellino, Alice. Con Sempre e per sempre e Santa Lucia non ci resta che piangere. Tre gli omaggi: il primo a Bob Dylan, al quale De Gregori ha dedicato nel 2015 un intero album di cover tradotte in italiano intitolato Amore e furto dal quale il cantautore romano estrae per l’occasione Not dark yet – Non è buio ancora; il secondo, a metà concerto, dedicato al collega Lucio Dalla con la classica 8 marzo 1943 di facile esecuzione; il terzo, sul finale, la cover che non ti aspetti ovvero Anema ‘e core (in duetto con la moglie) di Roberto Murolo, canzone alla quale De Gregori ha dichiarato di essere molto affezionato. In chiusura la strappacuore Rimmel, accelerata e canticchiata in modo un po’ svagato. Per fortuna, altrimenti c’era da morirci dentro.
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