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Shapeshifter, ossia il continuo, liquido mutare forma dell’individuo totalmente dimentico di sé, poiché in cerca di approvazione e gratificazione da parte di chi gli sta intorno; quell’esemplare che non comprende il proprio valore e l’importanza del suo peculiare, irripetibile essere, e dunque finisce per diventare una creatura nella quale, alla fine, egli non si riconoscerà più. Di questo sentimento che stava opprimendo una relazione amorosa si è voluta liberare a tempo debito (e prima che la situazione potesse degenerare in un mesto epilogo) la giovane americana Jilian Medford, entrata in scena come cantante e songwriter solista con il nomignolo d’infanzia IAN e raggiunta poi da Tim Cheney alla batteria e Damien Scalise al basso, per completare il quadretto degli attuali IAN SWEET.
Composto da dieci brani in totale, il debutto del trio stabile a Brooklyn deve molto a elementi apparentemente contrapposti, eppure coesistenti in armonia: dall’approccio classico che ha formato la Medford e Scalise al post-punk degli Echo & The Bunnymen, dalle vocalità sporche à la Karen O – specialmente nei primi dischi dei suoi Yeah Yeah Yeahs – alla goffa frettolosità adolescenziale che permea I Had The Blues But I Shook Them Loose dei Bombay Bicycle Club. Tutto sembra funzionare al meglio in un sistema di ingranaggi lasciati appositamente spigolosi, dove l’ansia e l’angoscia delle sonorità più stridenti riescono ad abbracciare la calma delle chitarre esangui, come dimostra l’apertura Pink Marker.
Se Slime Time Live si presenta in veste di perfetto inno indie-rock frizzante e un po’ noise, la dedica a Michael Jordan #23 è a sua volta omaggio nostalgico a un’infanzia anni Novanta sullo sfondo del conflitto, a suon di pallonate tra alieni cattivi e Looney Tunes, mentre 2soft2chew porge gli ossequi agli anni Ottanta tendenti al dream pop. La title-track è il pezzo in cui la sperimentazione tra chitarre – usate come molle metalliche – e vocalizzi richiama l’operato di Björk, subendo una battuta d’arresto quando si passa alla quasi cantilenante e naïf All Skaters Go To Heaven. Il caos mentale si esprime in Quietly Streaming, dove Karen O si percepisce potentissima e la ritmica si alterna fra velocità e passi soppesati.
Shapeshifter è un album ben costruito, sicuramente scorrevole e coerente con le motivazioni che hanno portato il terzetto a concepirlo, nonché capace di tirare a sé le orecchie attente di chi è sempre alla ricerca di novità a cui valga la pena dedicare tempo prezioso.
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