Recensioni

6.7

Presa così come viene questa nuova uscita dei Cursive ci appare un po’ più di una raccolta di materiali ormai difficilmente reperibili, usciti negli scorsi anni per Saddle Creek, Makoto e Zero Hour. The Difference Between Houses And Homes è soprattutto un’occasione per cercare d’inquadrare il gruppo di Omaha a partire dai suoi esordi. Ci sono così i primi brani che conservano una freschezza, in seguito reindirizzata verso prove più mature come Domestica (2000) e The Ugly Organ (2003), che non dispiace riascoltare. Ben vengano (ritornino) quindi le varie Pivotal, Dispenser e Sucker & Dry con tutto il loro armamentario di melodie e voci tirate. Fin dagli esordi infatti Tim Kasher & soci non hanno mai difettato d’intraprendenza e voglia di dire la loro, specie in un mondo inflazionato come quello dell’emo, dove è sempre facile assomigliare a qualcun altro.

Detto questo i Cursive erano (e sono ancora) un gradino sotto rispetto a gruppi consimili e più dotati di mezzi e prospettive come Braid, Get Up Kids, Boilermaker o Engine Down, per tacere dei gruppi storici di un genere che già da qualche tempo si va pericolosamente avvitando su sé stesso. Meglio allora un pezzo come Nostalgia, buon esempio di come iniziare a svincolarsi dai dettami emo per portarsi verso una dimensione più compiutamente indie-rock, pur conservando le originarie inflessioni post-punk. Non è un caso che Tim Kasher, dopo aver condiviso le pulsioni rockettare adolescenziali con Conor Oberst nei Commander Venus e nei Desaparecidos, abbia lentamente cercato di liberarsi- soprattutto con The Ugly Organ – da un certo tipo di sonorità. Meno talentuoso di Conor, Tim ha comunque raggiunto una sua maturità, e questo disco gli avrà senz’altro regalato la sensazione di aver percorso un bel pezzo di strada.

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