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La famiglia, a volte, non ha bisogno di tanti giri di parole per essere raccontata; bastano pochi sguardi, o una manciata di frasi, per restituire tutto il senso di caloroso affetto che un nucleo domestico può emanare. Matt Shakman, con I Fantastici 4 – Gli inizi, fa un passo indietro: non cancella ciò che è stato, ma — replicando quanto compiuto dalla sua stessa opera — si muove in punta di piedi in un universo alternativo, cogliendo con la sua cinepresa un mondo supereroistico che credevamo distrutto, a tratti sorpassato, e ora quanto mai necessario per riaccendere l’alba dei cinecomic movie.

Ripristinando una semplicità di racconto andatasi perdendo sotto strati di ironia straripante e labirintica complessità narrativa, I Fantastici 4 lascia pertanto che a dominare siano tanto i poteri dei propri supereroi quanto la loro portata umana. Un paradosso al limite della contraddizione, questo, che però funziona, perché figlio di quella stessa fragile e fallace umanità che caratterizzava i supereroi di inizio Duemila, come lo Spider-Man di Sam Raimi o il Bruce Banner di Ang Lee. Prima ancora che esseri dotati di poteri straordinari, quelli incarnati da Pedro Pascal (reduce dal successo di The Last of Us), Vanessa Kirby, Ebon Moss-Bachrach (The Bear) e Joseph Quinn sono, dunque, soprattutto esseri umani.

Nessuna esplosione, nessun inseguimento a perdifiato: quella innescata tra la Shalla-Bal/Silver Surfer di Julia Garner e i Fantastici 4 è una corsa giocata sulla potenza degli sguardi e delle insicurezze personali. Seduti al posto di pilotaggio, i protagonisti parlano, danno ordini, urlano, generando un vortice verbale che va a racchiudersi nello spazio di espressioni mai caricate, ma sempre perfettamente trattenute. Tralasciando i campi lunghissimi di città distrutte, il regista si focalizza sui primi piani, ovvero sulla controparte umana che questi quattro personaggi tentano di trattenere e alimentare, al di là dei superpoteri, al di là delle responsabilità civili e morali.

Se I Fantastici 4 – Gli inizi funziona è perché nulla è sovradimensionato: dagli effetti speciali alla struttura narrativa, tutto nel film di Shakman è calibrato in funzione di un pieno coinvolgimento spettatoriale. Esperienza cinematografica che sfiora il tono del trattato sociale, I Fantastici 4 ripristina un interesse quasi spentosi nei confronti della Marvel, forte di quell’invidiabile capacità di far abbracciare sentimenti universalmente riconoscibili e condivisibili — come la paura di diventare genitori, o di non essere all’altezza delle aspettative — a quel sogno inconscio di diventare altro da sé: più forti, più eroici, più super-umani. Una miscela perfetta che la Marvel aveva ormai perduto, e che i suoi quattro supereroi hanno saputo riscattare, cucinando con attenzione un piatto ormai considerato fuori menù.

Ma se questa operazione può dirsi fruttuosa e soddisfacente è anche grazie ai suoi interpreti, in particolare alla coppia Julia Garner e Joseph Quinn. Sebbene le loro bocche proferiscano parole e inquietanti profezie, è nella complessità dei loro sguardi, o nella potenza dei loro non detti, che si ritrova la caratura delle loro emozioni: una giostra dinamica senza via d’uscita, lanciata sulla scia di timori e apparente sicumera.

Galleria di primi piani forgiati da una luce accecante o da un’ombra inquietante, I Fantastici 4 – Gli inizi restituisce l’intimità individuale e il calore umano, anche a costo di sacrificare i già ampiamente sfruttati campi lunghi, relegandoli alle sole scene d’azione e/o di lotta.

Certo, le distruzioni non possono mancare, così come le esplosioni e la potenza dei superpoteri; ma proprio in nome di quella rincorsa alla verosimiglianza, tutto ciò che è stato sovrabbondante o eccessivo nei precedenti cinecomic Marvel è ora centellinato, studiato, calcolato al minimo dettaglio.

Ciononostante, molto poteva essere ancora detto e spiegato: il passaggio di testimone da una sequenza all’altra è talvolta segnato da lacune narrative che il montaggio non nasconde, ma suggerisce involontariamente. È come se ogni passaggio corrispondesse a qualcosa di non detto, una parentesi non chiusa, una frase lasciata a metà. Una lacuna narrativa che la controparte visiva riesce in qualche modo a controbilanciare, rendendo coinvolgente e convincente anche una trama bucherellata e non sempre completa.

I Fantastici 4 – Gli inizi è dunque una fiamma che riprende vigore, illuminando nuovamente l’universo del Marvel Cinematic Universe. Lega a sé il proprio pubblico con la stessa elasticità di Mr. Fantastic, rendendo invisibile ogni pensiero e schiacciando con la forza de La Cosa ogni più piccolo timore. Grazie ai propri attori e a una fotografia che illumina una scenografia vintage-futuristica (e il pensiero non può che andare al sottovalutato I Robinson), I Fantastici 4 – Gli inizi gioca sulle antitesi per abbagliare il proprio pubblico, farselo complice e testimone di una rinascita che sa di rivalsa, emancipazione, riesumazione di una famiglia pronta a espandersi per farsi, ancora una volta, vendicatori.

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