Recensioni
Hollow Ship
Malus
Future Remains
Sexadelic Shooting Star
-
Nicolò Arpinati
- 21 Aprile 2020


Neanche due mesi fa, su queste pagine, scrivevamo di un paio di dischi che, tra Veneto e Galles, proponevano valide, personali ed eterogenee strade verso il rock psichedelico contemporaneo: lo stesso può dirsi dei due pregevolissimi esordi che andiamo a esaminare quest’oggi. Sono veneti anche i Malus (che magari qualcuno ricorderà nella loro precedente incarnazione, quando ancora si facevano chiamare Malus Antler e cantavano in italiano), mentre arrivano da Göteborg i cinque Hollow Ship, ma entrambe le band si distinguono per un suono psych, diverso sì, ma sempre vario e creativo, capace di evitare la oscure lande riverberate dell’etichetta londinese Fuzz Club, attualmente il principale punto di riferimento per tutte le realtà acid-rock d’Europa e non solo.
È uscito ai primi di aprile per la connazionale etichetta Punk Slime il debutto del gruppo svedese: Future Remains è un tuffo negli anni settanta più colorati e contaminati, riletti con un gusto affatto anacronistico, ma anzi quasi ironico e spesso geniale. L’apertura è affidata alla straordinaria Take Off, dove a interpretare il ruolo da protagonista è un pulsate basso kraut, mentre nella successiva We Came Too Late convivono virtuosismi lisergici e irresistibili melodie pop. Anche nella conclusiva We Were Kings il quintetto conferma la propria importante e preziosa maestria strumentale, anche se è la morbida Stay Sane a rappresentare indubbiamente il vertice del disco: il titolo appare involontariamente preveggente, ma il suo sound avvolgente ed etereo contribuisce a rendere il brano un vero inno in questi tempi di segregazione, incertezza e conseguenti postumi psichiatrici. Completano una scaletta, in cui non manca qualche incertezza (Magic Mountain suona decisamente già sentita), altre piccole perle, quali la serratissima e misteriosa Agent, la breve e delicata ballad Built to Last e soprattutto una Chasing Shadows che dopo un inizio più confidenziale e suadente rivela inaspettati picchi elettrici. (7.2)
Anche ai nostrani Malus piace giocare con influenze e riferimenti del passato per ottenere un suono in cui s’incrociano atmosfere sci-fi, sonorità fuzzy e una forti influenze black. Forse è colpa di quella copertina che sembra rielaborare in chiave di isolamento sociale l’estetica cosmica dei Tangerine Dream di Stratosfear, ma Sexadelic Shooting Star è un ascolto perfetto in questi giorni in cui possiamo uscire soltanto con la fantasia. Gli otto brani dell’opera declinano infatti un mix assolutamente originale di sonorità e suggestioni: eterea sensualità (Astronaut), lounge spaziale (That) e ottime intuizioni pop (il primo singolo Laying to Myself) vanno così a comporre un debutto assai promettente, in cui spiccano i numerosi interventi dei fiati e la muscolosa sezione ritmica (Mobius Trip). (6.9)
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