Recensioni

I più attenti ricorderanno Andrea Riva per la sua militanza in quella splendida esperienza che fu ReddArmy, l’indimenticata net-label friulana che, in anticipo sui tempi, già nei primi anni del duemila apriva le porte dell’underground italiano ai suoni urban più avventurosi e futuristici. Sia in veste solista, quando con lo pseudonimo Mole saltellava agilmente tra hip-hop, dub ed elettronica, sia con il progetto Mole Moonwalktet, con cui esplorava territori più tradizionali, sudati e funk, il nome di Andrea Riva per qualche tempo è stato sinonimo di qualità e spesso coraggio. È dunque un piacere ritrovarlo in questo 2020: insieme a Mauro Sommavilla compone oggi il duo Higuita Doom, qui alla prima prova sulla lunga distanza dopo l’EP del 2016 e il ritorno di qualche settimana fa.
Anticipato dal dub-soul antigravitazionale del singolo Satellite 87, l’album si apre con un omaggio a Ruud Gullit e alla tradizione musicale giamaicana: Ruudboy innesta suggestivi refrain di fiati su un tappeto gommoso e cinematografico. Il resto del lavoro riesce nell’ambizioso disegno di far convivere retromania (Lokomotiv Moskow, con il suo gusto funky ed eighties) e le suggestioni lasciate dall’importante e gloriosa stagione dell’elettronica italiana più sofisticata e beat-oriented (Solero), abbondanti dosi di echi e riverberi (The Scorpion, 2333917) e synthetiche atmosfere sci-fi (Clapton).
Insomma, guardare al passato per immaginare il futuro: una strategia che Andrea Riva mette in pratica sin dai lontani esordi negli straordinari e sottovalutati Atlantide 4et e che trova, nella creazione degli Higuita Doom e in questo debutto, una delle sue migliori applicazioni.
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