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6.6

Mentre nella vera Bougainville si votava a favore dell’indipendenza dalla Papua Nuova Guinea, a migliaia di chilometri di distanza, il producer italiano Luigi Mastandrea, che all’isola dell’Oceano Pacifico deve la propria ragione sociale, esordiva sulla giovane e indipendente label fiorentina Biodiversità Records con un l’eponimo lavoro, sei tracce (e un paio di remix) che testimoniano un talento ancora in fase di definizione, ma già avviato sulla buona strada.

Questo debutto eponimo (presentato nelle note con l’efficace e poetica, immagina “una nuova forma di vita floreale che corrode una cassetta techno”) si apre con Rostov Beauty, un brano dove l’ombra stilistica di Andy Stott risulta troppo ingombrante, ma riesce nelle tracce successive a individuare traiettorie più personali e, a tratti, sorprendenti. È il caso soprattutto di Erzulie, visionaria industrial-house dalle tinte conturbanti e spesso cyber-punk, e di Green Mamba, assoluta bomba pronta per i dancefloor più alternativi e dark (con i due remix, affidati rispettivamente a Vinx Scorza e BLADEBLANC, che, pur validi e interessanti, non raggiungono la potenza dell’originale).

La capacità di far convivere idee nuove e stilemi sonici già noti e masticati, così da ottenere un sound contemporaneamente familiare e inedito e dunque perturbante, è forse la caratteristica migliore di Bougainville: Bad Habits, pur girando sempre dalle parti di Andy Stott, mostra soluzioni più eclettiche e una deviate sensualità dub, mentre la metallica paranoia riverberata di Redemption si muove alla ricerca di nuove possibilità techno-dub. Il panorama della musica elettronica made in Italy continua ad arricchirsi e quello di Bougainville è un progetto artistico che sembra meritare di essere seguito con attenzione.

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