Recensioni

7.3

A riascoltarli oggi, dischi come La Lanterne Magique, Les 7 Vies du Chat o Super 8, ovvero la terna che nei primi anni dei Duemila diede il via all’avventura dei Grimoon, ci si accorge con piacere che non sono invecchiati di un giorno. Il folk franco-anglofono in bilico tra ironia, misteriose atmosfere notturne e personaggi surreali che ha da sempre caratterizzato il gruppo, sostenuto da una apprezzabile produzione video curata dalla stessa band con notevole dispendio di creatività e lavoro (vedi alla voce, stop-motion), mantiene ancora oggi tutto il fascino che aveva allora.

Album come Le Déserteur e Vers la Lune hanno poi ampliato la palette sonora a disposizione di Solenn Le Marchand e Alberto Stevanato, portando i Grimoon ad indagare un suono ancora più sofisticato – ed elettrificato – in modo mai meno che intrigante e seguendo sempre il filo rosso di veri e propri concept, reale punto di arrivo di tutta la poetica della band. Fino al 2023 del qui presente Clair Obscur, album che rappresenta forse l’episodio con lo scarto stilistico maggiore tra tutti quelli pubblicati dai Nostri, e dedicato idealmente al dramma della migrazione visto attraverso gli occhi di un bambino. 

Nonostante il tema alla base, il parente più stretto di Clair Obscur ci pare però l’immaginifico ed esplorativo Vers la Lune, anche se l’impressione è che qui i Grimoon si muovano molto più convinti verso una “contemporaneità” nei suoni forse anche figlia della co-produzione artistica di Sacha Tilotta (Stash Raiders, Three Second Kiss). A testimonianza, la cassa dritta vagamente Joy Division della introduttiva From the Moon, che offre una versione decisamente più wave della psichedelia spacey racchiusa nel brano, ma anche una successiva Cross The Wall che ricorda l’ultima Cate Le Bon ammorbidita da quella che sembra una drum machine analogica e da suoni sognanti. E che dire di una Rien Vu che deflagra in un crescendo totalizzante di ambient, sintetizzatori e voci riverberate in diretta dall’iperspazio, o di una Dragon che tra cori e synth in stile Tangerine Dream guadagna un sapore quasi epico?

Clair Obscur è un disco sorprendente. Sono i Grimoon, ma al tempo stesso non sono i Grimoon. O meglio, sono dei Grimoon ipervitaminici, in accelerazione sull’asse della psichedelia e abbastanza lontani dal folk (a parte forse Le Bras de la Mer). Del resto, ci pare di capire che il senso dell’operazione non stia tanto nel rimanere fedeli a un immaginario consolidato, bensì nello spingersi verso una frontiera musicale tutta da esplorare e in cui i confini diventano sempre più labili e affascinanti. 

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