Recensioni

6.9

Per i Grimoon il Super 8 uscito nel 2010 ha rappresentato uno scarto: il passaggio verso un’età adulta in cui il pop-folk psichedelico e surreale degli esordi si è evoluto in una musica di più ampio respiro, cantautorato francofono dai toni apocalittici e i chiaroscuri pronunciati. Fondamentale, in questo senso, il contatto col “giro” dei Black Heart Procession. Nello specifico lo Scott Mercado polistrumentista della formazione americana chiamato a produrre il disco e bravo ad indirizzare l’ispirazione della band veneta verso una grandeur orchestrale inquietante ma a suo modo anche riconoscibile (perché grossomodo in linea con l’estetica della band-madre di Mercado).

Le Déserteur continua il percorso inaugurato dal predecessore, con qualche discontinuità intrigante che tuttavia non rappresenta una vera e propria cesura. A cominciare da una produzione artistica affidata questa volta al co-titolare del marchio Black Heart Procession, Pall Jenkins, e da session di registrazione portate a termine a San Diego nello studio del cantante/chitarrista americano. Eventi che paradossalmente spostano il baricentro del gruppo, seppur orientato ancora verso i toni malinconici a cui eravamo abituati, alla ricerca di una forma più personale, agile e slegata dalle solidità marziali dell’ultimo episodio.

Quel che accade, ad esempio, in un’iniziale Les Couleurs De La Vie sospesa ed evocativa, nei violini velvetiani e nelle stratificazioni di synth e chitarre elettriche de La Montaigne Noire o magari in una minacciosa Tango De Guerre da cui spunta fuori il mellotron. Il cambiamento è un divenire con momenti decisamente brillanti (l'accoppiata synth e batteria di Souvenirs, la coda rockegiante in crescendo e vagamente Arcade Fire di Monument aux dacserteurs) e qualche episodio invece più in linea con con la cifra stilistica tradizionale del gruppo (Drawn On My Eyes). Segnali inequivocabili della voglia di trascendere le forme consolidate in una produttiva e a suo modo rischiosa ricerca di sé che per ora procede per piccoli aggiustamenti. Anche se l'impressione è che l'obiettivo finale sia decisamente più ambizioso.

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