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7.1

Ogni generazione ha gli eroi di un minuto / camminare al contrario vale il sacrificio / La passione è un regalo, lei non cerca vittorie / ti accompagna nel tempo e cura ogni dolore”. È sempre un piacere ritrovare Gianni Togni dopo le lunghe pause cui ci ha da tempo abituati (sono trascorsi ben cinque anni dal precedente disco in studio Futuro improvviso e due dal suo primo Live dopo oltre quarant’anni di onorato servizio); nonostante la parsimonia con cui torna sui mass media – le tentazioni c’erano e le ha schivate tutte, una dopo l’altra: niente Sanremo, niente Music Farm, niente Isole dei Famosi, nessuna Arena Suzuki, bandite le occasioni televisive in cui avrebbe cantato le solite Luna, Semplice, Giulia o Per noi innamorati (quest’ultima un vero e proprio cult nei paesi latini, viste la quantità di cover in spagnolo partendo da quella di Ricardo Montaner – che la eseguì da solo nel 1988 e più di recente in compagnia dei nostrani Il Volo per Tres voces un alma – e arrivando alla veste salsera di Luis Enrique, alla versione bachata di Chris Garcia e, tanto per non farci mancare proprio nulla, nella nuova rispolverata reggaeton ad opera della boyband CNCO) magari accorciate o accorpate in medley in attesa del conto alla rovescia di un capodanno Rai o Mediaset – non è mai totalmente sparito dai radar. Vuoi per gli omaggi a Tale e Quale Show, per la cover di Luna ripresa da Jovanotti o quella in chiave calcistica di Semplice, il ricordo delle sue hit, composte insieme a quella grande firma della musica italiana che porta il nome di Guido Morra, è sempre vivo.

Nato artisticamente al Folkstudio di Trastevere (fucina di talenti come Francesco De Gregori, Antonello Venditti ed Edoardo de Angelis, noto per i suoi trascorsi con la Schola Cantorum), Togni ha fatto molta strada da quel primo album inciso a diciott’anni per la It di Vincenzo Micocci (In una simile circostanza) che iniziava con un brano intitolato Oggi si muore e passaggi come “in un’alba sporca sotto un cielo color preservativo”. Inseritosi più abilmente nel pop sentimentale del decennio del riflusso rispetto a chi passò da Compagno di scuola e Lilly a Ci vorrebbe un amico, dopo un quinquennio con un disco all’anno e la pressione della Cgd nello sfornare costantemente successi da superclassifica iniziò a sviluppare un discorso musicale più sofisticato, attorniato da musicisti di fama come Manu Katché, Pino Palladino e Mel Collins (in Bersaglio mobile del 1988) in lieve anticipo su Oltre del concittadino Claudio Baglioni, altro illustre esempio di opera di un autore in continua evoluzione e alla ricerca di forme e linguaggi più complessi, maturi e ricercati. Dopo un allontanamento e un breve riavvicinamento alle major con Ho bisogno di parlare, scritto con Adelio Cogliati, Gianni Togni è stato il primo a prendere sul serio il musical, cui si è cimentato con successo prima di Cocciante, Lucio Dalla, Gianna Nannini e di quei Pooh che a lungo accompagnò in tour prima dell’exploit datato 1980.

Edizione straordinaria, come il precedente Futuro improvviso, è figlio di una costante maturazione di chi abbraccia forme d’arte e di scrittura (c’è anche un romanzo, tra i progetti del nostro) e le amalgama con la sapienza dei veterani. Oltre che autore e cantante, Gianni è un appassionato di musica e di alta fedeltà e ciò è particolarmente evidente nel packaging – il 33 giri e il CD sono corredati da un fumetto di Claudio “Greg” Gregori, del duo Lillo & Greg – e nelle diverse masterizzazioni adatte alle peculiarità di ogni supporto fonografico. Niente inutili compressioni della dinamica in un album dal suono organico, mai faticoso, registrato con orgoglio in analogico.

Stavolta il partner in crime è Alessio Bonomo (che con Togni condivide gli inizi al Folkstudio), noto per aver scritto per Andrea Bocelli e Musica Nuda (Ferruccio Spinetti e Petra Magoni) e aver a lungo collaborato con il compianto Fausto Mesolella degli Avion Travel. La sua vena poetica ha donato linfa ai racconti (con l’esclusione di Ma che ci faccio qui e Niente è bello senza te, firmate interamente da Gianni) e l’ensemble formato da Massimiliano Rosati (chitarre e bouzouki), Aidan Zammit (organo hammond, tastiere) e la sezione ritmica di Marco Siniscalco (al basso) e Luca Trolli (batteria) contribuisce alla robustezza delle impalcature insieme al piano, alle tastiere e alla voce del padrone di casa. Che se all’inizio spegne sconsolato la tv tra femminicidi, guerre senza fine, morti sul lavoro e il pianto della natura (“Fermate il mondo, voglio scendere!”, in Un marziano lungo il Tevere) già dalla seconda canzone indugia nel racconto di storie estrapolate dai quotidiani, dando a ogni brano un carattere e delle connotazioni in linea con le emozioni che esse suscitano nell’artista – quasi come giocò a dipingere personaggi Edward Elgar nelle sue celebri Enigma Variations.

L’alieno torna in Ma che ci faccio qui, storia di un tricheco che si ritrova nel Mar d’Irlanda perché la banchisa polare in cui dorme si stacca, mentre Non chiedermi perché si sofferma su una di quelle storie d’amore di cui raramente si parla – lo fece Enrico Ruggeri in Quando i vecchi si innamorano, perla semi-nascosta nel suo repertorio (“E gli anni passano, ma nel mio cuore no / e sono certo che non ho trovato mai nessuna come te“), e lo fa Togni raccontando una passione nata in una casa di riposo tra un’ex libraia francese ottantenne e un altro ospite della RSA. Passione che però troverà rifugio solo in lettere mai spedite, che la signora scrive dopo essere stata trasferita in un’altra struttura. “Per diventare giovane / ci ho messo un’eternità / anche troppo ormai / il mio abbraccio lunghissimo / in mezzo a tutto quel viavai / certo lo ricorderai”. È invece la voglia di vivere una vita normale da adulta, quella della tennista australiana Ashleigh Barty – protagonista de L’ultima partita – ritiratasi a soli venticinque anni dopo aver vinto tre slam.

In Parole in libertà Gianni Togni si intervista e si chiede cosa lo porti ad andare avanti e quale sia il senso della propria vocazione per la musica (“con l’immaginazione l’arte rompe i confini / è un’impresa trovare la tua destinazione / ma ci vuole pazienza, devi fare, sbagliare / poi qualcosa sorprende. La musica è così”). E pone una bella domanda: chi scrive canzoni è un poeta? No, si risponde: “ogni frase ha il suo senso se immersa in altri suoni: è ascoltando l’insieme che si crea l’emozione”. Si torna alle storie peculiari in Fuori onda, che riassume tre storie di uomini passati dall’agio degli attici ai cartoni del marciapiede (“poi arriva il giorno in cui rischiando perdi tutto / di colpo non sai più chi sei”), mentre in Hopper si trova un fil rouge tra le figure isolate e dallo sguardo perso dipinte dal “pittore del silenzio” Edward Hopper e la nostra vita quotidiana, troppo assorti nei nostri pensieri, attaccati a uno smartphone (ma possiamo tirare in ballo la solitudine nel lockdown e l’esserci disabituati alla socialità durante la pandemia, ridotta a una videocall).

Niente è bello senza te immortala la storia d’amore tra Monica Vitti e Roberto Russo, che in quarantanove anni insieme solo per una notte non hanno dormito nello stesso letto, ma è con una nota amarognola che si conclude il lavoro: Biglietti di sola andata è dedicata a quei giovani che, nel dilemma tra restare nel piccolo paese senza prospettive e cercare fortuna altrove, alla fine partono con tanti sogni e pochi soldi in tasca per seguire le proprie ambizioni (si basa sulla storia vera di una diciottenne romagnola partita con 800 euro in tasca, trasferitasi in Australia e laureatasi in Canada) e Con i miei stessi occhi con delicatezza racconta il disagio degli adolescenti hikikomori per il mondo che li circonda e che li porta a una volontaria esclusione sociale.

Musicalmente, Edizione straordinaria offre quanto ci si può aspettare da un autore di lungo corso – una scrittura classica, collaudata, garbata, con attenzione alla metrica e al ritornello cantabile (Un marziano lungo il Tevere, Hopper). Lo storytelling lo colloca senza indugi nel segmento del Baglioni più recente di In questa storia che è la mia, dotato di genuinità, senza falsi giovanilismi o concessioni ruffiane a featuring con giovani leve (che pur segue con attenzione, in particolare Iosonouncane e Vasco Brondi) che mal si inserirebbero tra i colori tenui della tavolozza. È questa la forza dell’ultimo Togni: le cose da raccontare ci sono ancora, mancano le pressioni discografiche e l’ansia da prestazione. Se ci consegna un disco non lo fa perché deve timbrare un cartellino, e la sua multiforme esperienza gli permette di creare racconti in musica che possiamo immaginare come fossero piccole piece teatrali. Restiamo in attesa di accogliere Gianni nei panni di guida, produttore e discografico per giovani talenti; se con Edizione straordinaria – che supera qualitativamente il disco precedente e lo riavvicina ai livelli dell’interessante Il bar del mondoriesce a distinguersi dal piattume, ha in mano tutti gli strumenti per forgiare proposte che siano solo di “eroi di un minuto”.

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