Recensioni

«Il futuro è troppo incerto / col passato ho chiuso ormai / dal presente mi difendo». Potremmo riassumere così l’odierno Gianni Togni, cantautore romano classe ’56. Con l’incipit di Vado via con me, una delle canzoni che compongono il suo ultimo lavoro, Futuro improvviso, realizzato con pazienza, cura certosina, mestiere da veterano e qualche lampo di genuina ispirazione, tra il gennaio 2017 e il mese di giugno del 2019 – rigorosamente in analogico, l’autore ci tiene molto – per la propria etichetta Acquarello, con cui già pubblicò La vita nuova nel 2006 e l’ottimo Il bar del mondo nel 2015 (ma sono state anche recuperate inedite Canzoni ritrovate datate 1977, prima dell’exploit arrivato tre anni dopo). Artista schivo e riservato, Togni ha ricevuto come molti suoi colleghi proposte di ogni tipo, compresi reality show dai quali si è tenuto per scelta a debita distanza. Ha evitato il tritacarne del revival e le feste in cui dover cantare i soliti cavalli di battaglia, magari in playback, e ha frequentato invece il mondo del musical – vanno ricordate almeno le parti musicali, su testi dello storico sodale Guido Morra, che ha composto per Hollywood, ritratto di un divo, opera teatrale con Massimo Ranieri e la regia di Giuseppe Patroni Griffi. Ha mantenuto costantemente un dialogo con il suo pubblico, curando un blog ricco di spunti e condividendo le sue odierne passioni musicali – si va dai Vampire Weekend a Jonathan Wilson, passando per Lana Del Rey.
Nonostante sia facile identificarlo come il cantante di Luna (ripresa di recente da Jovanotti), Semplice e Giulia, Gianni Togni non ama affatto vivere nel (e del) proprio passato. Non deve quindi stupire il fatto che i suoi ultimi album siano realizzati senza fretta, senza strizzare l’occhio di qua o di là, senza featuring di grido per risollevarne il profilo commerciale, senza remake in chiave moderna e quindi senza l’ansia di arrivare in classifica a tutti i costi (sebbene al momento dell’uscita, senza pubblicità né ospitate in programmi di grido, Futuro improvviso abbia raggiunto senza fatica la Top 50). Tutto nasce esclusivamente da un’urgenza creativa e comunicativa, e si muove nel solco della classica canzone italiana di cui Togni è stato uno degli artigiani di maggior successo nei primi anni Ottanta, ma con l’opportuna attenzione a ciò che accade fuori dai confini. Oggi ci troviamo tra le mani un disco adult contemporary, maturo ma non per questo stantìo, di un uomo sereno che conduce una vita normale, che compra vinile e paga le bollette, attento più di molti altri alla qualità del suono della sua musica – nell’intelligente rifiuto della loudness war che rende l’ascolto faticoso e appiattisce la scena sonora, anche su CD tutto suona fluido, con i suoni al posto giusto, senza assalti ai timpani.
Il delicato equilibrio tra musica e parole di Futuro improvviso si regge su un profluvio di arpeggi, melodie ben congegnate, riflessioni sulla società in cui viviamo, un po’ spenta e incattivita, sui sogni che si possono fare a qualunque età, sui sentimenti di cui dovremmo tornare a parlare e cantare senza vergogna, portando avanti in fin dei conti un discorso iniziato con il più che dignitoso Ho bisogno di parlare nel 1997. Guarda sempre il mondo da un oblò, ma con una consapevolezza nuova: «la vita è così, un’autostrada di storie che non ci lasciano e sono sempre qui, nel grande viavai di amicizie e rancori che si rincorrono ma non finiscono» (ma la frase più significativa da Un’autostrada di storie, pop italiano classico con brio tra Pooh e Baglioni, è forse questa: «Ogni persona è unica, un insieme di passato e novità, sconfitte e vanità, storie intense, storie vaghe, il romanzo della nostra identità»). Togni, come molti, si ritrova spiazzato nel mondo di oggi, ma si convince e cerca di convincerci che domani comunque Sarà un giorno migliore («un raggio di sole, una torre di parole, un dolce stupore, un silenzio nel rumore»); gli accordi sono quelli di Stuck in a Moment You Can’t Get Out of degli U2, c’è un vago ricordo dei primi Radiohead, ma la voce è quella inconfondibile di Gianni.
Gianni che nel futuro vuole riprendere dal passato ciò che non trova più nel presente, come canta da romantico fuori posto nell’efficace Sì lo so («Sì lo so, d’amore non si parla più / ci rende un po’ banali / tutti uguali, senza fantasia», e ancora «le storie dolci e popolari hanno effetti micidiali»). C’è una deriva renatozeresca con qualche rima un po’ troppo facile in Note a margine – «i librai, quasi estinti ormai / Breton inseguiva l’amour fou / ora noi seguiamo favole in TV» – ma vale la pena pagare pegno per arrivare a Senza un motivo apparente, con un testo scritto a quattro mani con Guido Morra e una musica che si accosta ai Marillion pop dello scorso decennio (ricordate Don’t Hurt Yourself?). Anche la già citata Vado via con me addita un mondo senza più empatia, su una base alla Gino Vannelli dei tardi anni 80 («ho visto costruire muri / come distruggere musei / la gente ha spesso sguardi duri / però parla, parla, parla», e rincara poi la dose: «sta morendo la poesia / e si sciolgono i ghiacciai / prendiamo senza più ridare»), mentre Sorridi alla tristezza si rifugia in un canto a cuore aperto («il destino a volte è come un’aquilone / e cambia direzione all’improvviso») dalle parti degli ultimi Ex-Otago in salsa sanremese. La sorpresa, per chi acquista il CD, è rappresentata in quattro versioni acustiche in cui tutto “respira” ancora di più nella scena sonora (in particolare in Voglio correre (senza freni) e Sì lo so) e due strumentali non contenuti nell’edizione vinilica per non sacrificarne la resa sonora.
Togni ha scelto un sentiero e lo percorre con coerenza. Il bar del mondo aveva più verve, più coraggio negli arrangiamenti e regalava più emozioni (La comparsa), tuttavia Futuro improvviso è un lavoro che si difende, non clamoroso ma onesto, specchio di un artista che non ha cartellini da timbrare e fa quello che vuole, al punto da concedersi di fabbricare canzoni così fuori dalle mode da essere buone per oggi, per ieri e forse anche per domani. Inutile aggiungere, però, che noi ragazzi di ieri per i quarant’anni di Luna una festa (un’antologia, un album di rivisitazioni acustiche o un live con l’orchestra) ce la aspettiamo e sentiamo un po’ di meritarcela.
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