Recensioni
“Ciao sono Giancane e non sono un cantautore di merda”: così recita Giancarlo Barbati, già Il Muro del Canto, accompagnato al pianoforte da Giovanni Truppi nell’incipit del secondo brano contenuto in Una vita al top, uscito il 20 novembre 2015 per Goodfellas. Insomma, partendo dalla citazione di cui sopra si può bene intendere che l’artista romano abbia fatto il proprio ritorno sulla scena del Bel Paese con una formula schietta e irriverente, un coltello di parole musicate che va a conficcarsi nel cuore della società senza mancare mai di ironia e di termini non esattamente rientranti nel galateo (uno dei paradigmi è Vorrei essere come te). L’artwork in stile Sottilette Kraft rincara la dose.
Il secondo lavoro del cantautore capitolino, a livello di sound, risulta tremendamente statunitense, ricco di elementi che con prepotenza dipingono paesaggi assolati e aridi da perfetto film western. Il country, forse anche più del folk, è il genere musicale qui declinato da Giancane, il quale, come un losco figuro vestito da John Wayne, osserva il mondo che lo circonda, così saturo di ossimori, e lo ripropone ai suoi ascoltatori in una chiave concreta e senza tanti fronzoli. La chitarra è lo strumento principale di Una vita al top, rigida e sostenuta quando presa a pennate a destra e a manca, languida e sciolta nella versione elettrica che ad esempio apre La vita. I ritmi sincopati rendono il tutto maggiormente dinamico e coinvolgente, prendendosi un attimo di respiro nella placida Pare che dorme, dove compare Gabbianelli dei KuTso.
Hogan Blu dà il via alla parata di tipologie umane, in questo caso il signorotto borghese con suv, giovane compagna, pashmina colorata e, appunto, Hogan Blu ai piedi; la descrizione si fa strada su un vivace arrangiamento, con Alessandro Marinelli alla fisrmonica, che ricorda brani ballati e cantati da papabili cowboy. Ma tu no segue la scia, prestandosi a testi più tenaci e a un fuzz che riempie lo spazio sonoro. Lunedì parla di un amore giunto ormai al termine e delle sfighe conseguenti, Come sei bella rivisita in chiave umoristica e terra terra l’idillio amoroso della convivenza al fianco del cantautore Galoni, mentre Fai schifo – forse messa subito dopo non casualmente – è uno sfogo personale il cui testo si scontra in maniera titanica con la spensieratezza della parte musicale, specialmente nel momento del reading di Alessandro Pieravanti.
Una vita al top è un album pensato con senno, sia a livello di testi che di arrangiamenti, con ospiti azzeccati e tematiche non lontane dal vissuto della maggior parte degli individui, affrontate con uno stile diverso e originale. Non è detto che per tale motivo possa piacere sicuramente a chiunque, ma ciò non significa che sia un prodotto di dubbia qualità, anzi. Piuttosto, potremmo affermare che si rivolge a un pubblico ben preciso, che probabilmente mastica già Il Muro del Canto e soprattutto l’irriverenza tipica di Giancane.
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