Recensioni

A metà anni ’90 Gavin Friday aveva già archiviato da tempo la sua esperienza con i Virgin Prunes, band post-punk e gothic nata in seno a una comune artistica di Dublino che aveva dato i natali anche agli U2. Dopo una vivace attività live e un paio di album in studio (sopravanzati in numero da diverse raccolte), il cantante si era ritagliato un piccolo spazio nella storia della musica. Abbandonata la dimensione bandistica, si era dedicato alla pittura e a performance vocali eccentriche, sospese tra amore, sesso e morte, con forti richiami teatrali (Wilde, Brecht), sviluppate insieme al poli-strumentista Maurice Seezer. Risultati che all’epoca potevano dirsi “interessanti” e che oggi appaiono quasi “impensabili”. In quel percorso Friday era diventato, suo malgrado, un alter ego indie dell’amico d’infanzia Bono Vox (complice una timbrica molto simile), oltre che raffinato autore di colonne sonore (In the Name of the Father, insieme allo stesso Bono e a Sinéad O’Connor) e presenza occasionale nel cinema d’autore irlandese (Breakfast on Pluto).
Dopo due soli album solisti, nel 1995 Friday decide di dare una scossa alla propria carriera con il suo lavoro più pop e accessibile: Shag Tobacco, pubblicato da Island Records su CD e musicassetta. Dodici tracce in cui il formato pop viene piegato a un linguaggio ibrido, tra indie e rock, elettronica e venature glam. Un esperimento che non avrà seguito – il musicista tornerà a incidere solo 16 anni dopo – ma che contiene materiale di grande interesse, a partire dall’omonima traccia d’apertura.
Qui il produttore Tim Simenon (Bomb The Bass) veste i sussurri da crooner di Friday con un tappeto trip hop elaboratissimo, destinato a esplodere a metà brano. Caruso è invece il vertice concettuale e musicale del disco: liriche alte e ambiziose su un ritmo sospeso tra trip hop e drum’n’bass, un ritornello perfetto che intreccia italiano e inglese, e il surreale uso dello “stronzophone”, megafono metallico costruito per l’occasione. Il tutto culmina nel campionamento della voce del grande tenore partenopeo, preceduto da un collage postmoderno che cita musical, technicolor, surrealismo, anni ’70 e figure ingombranti come Nerone, Leonardo, Garbo e Brando. Un brano ambizioso e ironico, che mette in scena un alter ego trionfante e sprezzante dei tempi moderni (“Do we really need these pissy pop stars when there’s not enough of me!”), rimasto inevitabilmente lontano dal gusto mainstream.
Accanto ai brani più sperimentali, Shag Tobacco ospita episodi di grande accessibilità. Angel, sei minuti zuccherosi e sofisticati, lounge fino al limite del sopportabile ma sorretti dal falsetto luminoso di Friday, finisce l’anno successivo nella colonna sonora di Romeo + Juliet di Baz Luhrmann. Little Black Dress è altrettanto orecchiabile, impreziosita da clarinetto, sax e dalle backing vocals di Bono e The Edge. Nei tre pezzi You Me And World War Three, Kitchen Sink Drama e My Twentieth Century l’ex Prune riflette con ironia e disincanto sulla fede, sulla società e sulla cultura irlandese (“I once believed in Jesus / Now I can’t believe in rock’n’roll / From baptism to alcohol, in a land suffocatingly green”).
Il lato più obliquo del disco si manifesta in Dolls, con voce istrionica bilanciata dalla fisarmonica di Seezer; nella travolgente cover di The Slider dei T. Rex, spogliata degli archi ma rinnovata in veste elettronica e industrial; e in Mr. Pussy, elegia a una celebrità queer dublinese, Alan Amsby, con cui Friday, Bono e Jim Sheridan avevano animato il Café De Luxe. Qui il cantante trasforma un episodio marginale in un inno epico e romantico. Infine, The Last Song I’ll Ever Sing chiude il disco con tono crepuscolare: una “show must go on” sussurrata, scandita da un valzer di batteria e arricchita da sax e violino.
Se all’epoca le aspettative commerciali risultano deluse, Shag Tobacco oggi appare come un album che merita una seconda chance: una gemma nascosta, con qualche difetto evidente (ripetitività vocale, teatralità a tratti eccessiva, elettronica un po’ datata) ma capace di affascinare al punto da invogliare subito a un secondo ascolto. Mai uscito su vinile, oggi è facilmente reperibile in streaming, mentre le copie originali in CD custodiscono curiosità grafiche: copertina e retro invertiti, tracklist e barcode nascosti nel libretto.
Simenon, che di lì a poco avrebbe prodotto Ultra dei Depeche Mode, porta nel disco una ricerca sonora avanzata, tra pop-rock di matrice glam, influssi industrial e trip hop danzabile, tenuta insieme dalla voce di Friday: calda, sensuale, teatrale, ambigua, capace di passare dal cabaret decadente al romanticismo puro. Non sorprende ritrovarne tracce in album successivi come This Is Hardcore dei Pulp, ma Shag Tobacco rimane un unicum, segnato da un’ispirazione particolarmente felice.

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